Risposta del Presidente Paolo Pagliaro al sindaco di Alessano in riferimento alla lettera pubblicata su “Il Paese Nuovo”

30 settembre 2010, @ 11:28AM

Caro sindaco di Alessano,

ho appena finito di leggere la sua lettera a pag. 9 de “Il Paese Nuovo”, ed è una lettera che merita due risposte.
Innanzitutto come presidente di Telerama, e poi come presidente del Movimento Regione Salento.

Già, due risposte perché lo schema che lei tenta di costruire e che definisce “fuorviante e pericoloso” è seriamente meschino, vergognoso, offensivo, strumentale, fazioso. Lo schema delle trame e dei disegni è uno schema che a più riprese ha tentato di minare la credibilità della redazione giornalistica della mia televisione, una realtà di cui vado fiero.

Però questo disegno, caro Sindaco, è ormai certificato che è tracciato sulla sabbia e va via in poco tempo, basta un alito di vento.

Perché alla base c’è la passione, la professionalità e la serietà di un gruppo di giornalisti che hanno idee chiare e spalle larghe, nonostante, in molti casi, la giovane età.
I telespettatori di Telerama non meritano le sue illazioni, e spiego immediatamente, nel merito, il perché di una visione delle cose che non riesco a non definire un tranello.

Dopo il servizio andato in onda, in cui si riportava la cronaca delle sedute consiliari di Maruggio e Alessano, la giornalista che lei cita nella lettera riportava il seguente comunicato dell’ufficio stampa: “Il Movimento Regione Salento esprime grande soddisfazione per la decisione del Comune di Maruggio di  approvare l’ordine del giorno per il Referendum. Dare la parola ai cittadini non può essere soltanto l’obiettivo del nostro movimento, ma è, e deve essere, l’obiettivo della gestione democratica delle istituzioni.

Per i motivi medesimi e contrari, è grande il rammarico per la mancata approvazione dell’ordine del giorno sul referendum per l’istituzione della Regione Salento da parte del comune di Alessano.

E’ inconcepibile impedire ai cittadini di esprimersi liberamente e direttamente sull’argomento.
I consiglieri comunali sono eletti dal popolo, è vero, ma è proprio per questo che devono saper cedere la propria sovranità dinanzi ad un’ipotesi referendaria. L’esercizio di una sorta di mandato in bianco, la pretesa di sostituirsi alla volontà popolare rappresenta un tratto stridente, una pagina buia nell’interpretazione della propria funzione nell’interesse collettivo, popolare e democratico”.

Un tranello il suo, quello che consiste nell’attribuire questo commento alla giornalista e, dunque, al “servo sciocco del padrone, al ventriloquo della proprietà”.  E’ questo il suo tentativo o è forse una clamorosa svista, o come direbbe lei, uno “scivolone”? Chi pubblica (e commenta come sempre in modo libero) il suo intervento, avrebbe potuto spiegarle come funziona il mestiere, visto che è chiaro, chiarissimo, evidente, lapalissiano che il commento proviene dal movimento (inviato a tutte le testate) e non è una “lettura giornalistica”. Ma questo non è obbligatorio, sarebbe stata un’elegante tutela di una collega cui è attribuita un’immagine negativa, distorta, ingiustamente pappagallesca. Su questo, mi aspetto le scuse del Sindaco Nicolardi, che rispetto e conosco come un signore. Sono gli stessi (coraggiosi ed autorevoli) giornalisti che hanno curato l’Indiano sulla 275, tanto per fare un esempio. Lo ricorderà.

Da presidente del Movimento, la risposta è nel merito. Rimandando per la gran parte a quanto  sopra in corsivo, ovvero al comunicato di ieri (inviato, lo ripeto, a tutta la stampa), non è mia intenzione disconoscere il ruolo dei consigli comunali, tutt’altro. Li ritengo l’assise più vicina al cittadino, ritengo che i consiglieri comunali siano il primo filtro-spugna dei bisogni dei cittadini. Pur nelle ristrettezze economiche il Sindaco ed i consiglieri comunali sono per me la massima legittimazione democratica, la cartina al tornasole del dato politico che il cittadino ancora conta.  E conta perché vota direttamente una persona ed una squadra che propongono un programma. Ma è questo il punto: in nessun programma elettorale (sul quale i Sindaci chiedono la fiducia) esisteva questa prospettiva politica. Del resto non è una prospettiva che appartiene ai Comuni, che sono impegnati su tanti altri temi. Per questo non mi sembra accettabile che un’assise eserciti il diritto di trasformarsi in una sorta di boia della democrazia partecipata. E mi sento libero di affermare questo principio perché in questo valore credo. Senza per questo dover essere tacciato di lesa maestà.

Democrazia è dibattito, ed al Dibattito può (deve?) partecipare anche la società civile, attiva e appassionata che mi onoro di rappresentare.

Paolo Pagliaro

il Paese Nuovo 30/09/2010
di Paolo Pagliaro
Presidente
Movimento Regione Salento

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