Regione Salento. Per un Salento diviso tra ragioni e regione

3 settembre 2010, @ 5:31PM

Dietro ogni nazione c’è un popolo. Si avvicinano i festeggiamenti per il 150° anno dell’Unità d’Italia e il pensiero corre alla famosa frase “Fatta l’Italia dobbiamo fare gli italiani”, la cui attribuzione è assegnata a Massimo D’Azeglio, ma che per la storia potrebbe essere stata anche pronunciata da Ferdinando Martini, scrittore e politico vissuto fino al 1928, senatore del Regno d’Italia nella XXVI legislatura.
Il concetto è semplice, all’indipendenza e costituzione di un soggetto politico territoriale (nazione, regione etc.) non concorre unicamente un processo di accentramento burocratico, né tanto meno una sanzione dei confini che delimitano un territorio.

Questi sono elementi che tutti concorrono in modo imprescindibile ma non esclusivo a detta formazione. È ovvio che a questi va ad aggiungersi la presenza di un popolo omogeneo, e ‘unito’. A ciò si aggiunga che la teoria politica in quanto tale non ha senso di esistere se non come generata da una prassi politica, sociale, e soprattutto storica, un limite che per quanto riguarda la nazione Italiana trova compimento, tre anni dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale, nella promulgazione di “una” Costituzione.

Questa breve introduzione è utile per comprendere un fenomeno al quale, come ‘lettori’ della realtà, saremo pronti a assistere in questo autunno che si preannuncia, almeno mediaticamente, caldo; stiamo parlando della Regione Salento, un percorso del quale è opportuno chiarire alcune delle tappe, prima che la bagarre diventi eccessiva e ci si trovi, di qui a qualche mese, semplicemente divisi in due schieramenti, quello di chi è a favore della Regione Salento e quello di chi è a sfavore, senza che si disponga di elementi concreti a supporto di una o dell’altra ragione, soprattutto considerato che i soggetti in gioco sono tanti.

Iniziamo dalla fine, da quelle parole pronunciate da Nichi Vendola ai microfoni di Telerama nel backstage della Notte della Taranta, il 28 agosto scorso (nemmeno una settimana fa), a Melpignano. Nichi Vendola, presidente rieletto della Regione Puglia, si dimostrava decisamente sfavorevole a un’ipotesi “Regione Salento”, non così l’attuale presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone. Seguiamo invece quanto avviene dall’altra parte, e precisamente sul web, dove sul sito “Regionesalento.eu” (http://www.regionesalento.eu) possiamo seguite tutte le tappe del dispiegamento di questa idea. Il primo luglio viene indetto un concorso di idee per la creazione di un marchio della Regione Salento.

Sempre del primo luglio è un intervento di Carlo Alberto Augieri, dell’Università del Salento, nel quale si evidenzia che questa regione non va costituita soltanto per spezzare la “baricentricità”: “La Regione Salento che sogno” scrive Augieri, “è una ‘ragione salentina’ che promuova distensione di vedute, entro cui rivedere la stessa logica dell’interesse, non limitata all’essere per uno, in competizione con l’altro vicino, distinto con la logica lontana del confinante”. C’è realmente bisogno di una nuova regione per attuare tutto ciò?

Questioni di lessico

Dello stesso giorno è un intervento di Carlo Alberto Augieri, dell’Università del Salento, nel quale si evidenzia che questa regione non va costituita soltanto per spezzare la “baricentricità”: “La Regione Salento che sogno” scrive Augieri, “è una ‘ragione salentina’ che promuova distensione di vedute, entro cui rivedere la stessa logica dell’interesse, non limitata all’essere per uno, in competizione con l’altro vicino, distinto con la logica lontana del confinante”. C’è realmente bisogno di una nuova regione per attuare tutto ciò? Dello stesso mese, questa volta pubblicato il 28 luglio, è un bell’articolo di Lory Larva che ripercorre tutte le tappe mancate nella storia patria dal percorso che avrebbe potuto condurre alla nascita di una Regione Salento. Il sito, documentato con acribia di interventi e critiche – soprattutto costruttive – sancisce la costituzione del “Comitato Referendario per il SI alla Regione Salento”. Dopo aver atteso la bellezza di 63 anni da quel fatidico 1947 in cui sfumò l’ipotesi di un Salento come “sub-regione” ecco che finalmente recuperiamo terreno e ci muoviamo in direzione di quel federalismo preconizzato dalla Maggioranza al governo.

La cosa che più mi interessa far notare è la preponderanza di elementi propositivi, sempre a livello lessicale, negli interventi; quello cioè di cogliere nell’oggi un passaggio fondamentale per “rinascere”, “ripartire”, “crescere di nuovo”. Come se l’attuale momento politico, sociale e soprattutto economico del Salento invocasse un trascendimento e insieme un raccoglimento sotto forma di Regione. Come se questo passaggio ulteriore dovesse essere il frutto, anzitutto, di un movimento economico prima ancora che sociale; come a dire che la maturità che il Salento ha conquistato e della quale si fa portatore ‘sano’, debba essere esportata, sì, ma non a nord della Selva di Fasano; in pratica l’esatto contrario di quanto accaduto nella scorsa tornata elettorale proprio con le Fabbriche di Nichi, un modello di sviluppo dell’operatività che cerca di recuperare un contatto tra l’elemento politico e la base sociale.

I promotori della Regione Salento

Ci si aspetta lo stesso da chi promuove la Regione Salento. Tra i soci fondatori del movimento che ha dato vita al Comitato Referendario si possono menzionare: Stefano Adamo, preside della Facoltà di Economia dell’Università del Salento; Marcello Congedo, Vice Direttore Generale Vicario BPP; Corradino Giuranno, Tenente Colonnello e Medico Oculista; Alfredo Prete, Presidente ConfCommercio di Lecce; Piero Quarta Colosso, Medico Radiologo; Franco Ruggiero, Agronomo; Cesare Vernaleone, Direttore Radiorama; Domenico Bianco, Coordinatore provinciale di Brindisi per il Movimento Regione Salento; Francesco Di Gregorio, Notaio; Angelo Maci, già assessore regionale alle Risorse agroalimentari e presidente della Cantina Due Palme; Alfredo Malcarne, Presidente della Camera di Commercio di Brindisi; Marcello Bellacicco, Neuropsichiatra, tra i fondatori del “Centro Culturale Filonide Taranto” che tra le altre cose è produttore di “film riguardanti gli avvenimenti, la storia e le bellezze del territorio di Taranto i quali vengono trasmessi dalla tv satellitare Nessuno Tv canale 890 di Sky”, come si può leggere dal sito dell’associazione; assieme a questi Paolo Pagliaro, presidente del gruppo Mixer Media.

Il popolo, l’anello mancante

Un referendum per dire sì alla Regione Salento. Uno strumento, quello referendario, che ha bisogno di farsi portavoce proprio di quell’elemento che fino a questo momento non abbiamo ancora preso in considerazione, il popolo.

Già, il popolo, quel mostro multiforme che fino a questo momento non è ancora stato chiamato in causa. E se si trattasse dell’anello mancante? E se il popolo risultasse essere l’anello più debole nella corsa per l’ottenimento di un possibile referendum? Se il salentino di Montemesola, assieme al salentino di Ostuni e a quello di Fragnagnano o Ginosa mancassero all’appello? La domanda (e la sfida della Regione Salento) è proprio questa, perché prima ancora che si parli di costituzione di una Regione Salento, c’è da ragionare ancora, e parecchio, sull’opinione del “popolo” salentino ‘allargato’, composto dagli abitanti, circa 1.800.000, delle tre province di Brindisi, Lecce e Taranto.

Le 10 battaglie di Telerama

Il gruppo Mixer Media, con Telerama, si è fatto promotore di una vasta azione sul territorio salentino così inteso, “Le 10 battaglie di Telerama”, nate come approfondimenti sul campo, hanno raccolto e raccolgono opinioni attorno a tematiche urgenti per il nostro territorio. I metodi utilizzati per la raccolta di firme sono gli stessi che vengono utilizzati per i referendum, una sorta di prova generale sul campo che ha generato un movimento virtuoso, smuovendo l’opinione pubblica su tematiche di interesse cruciale per tutto il Salento.

L’ambiente

Prendiamo ad esempio la battaglia per l’ambiente, forse uno dei temi più sensibili e con una ricaduta più immediata sulla vita di ognuno di noi. Oltre a un obiettivo ideale, quello della campagna per la salvaguardia dell’ambiente, esistono degli obiettivi concreti, dislocati sulle tre aree provinciali di Lecce, Brindisi e Taranto. L’interesse delle ‘battaglie’ è squisitamente “apolitico”, ad esempio la centrale di Cerano “è il maxiproduttore di anidride carbonica della regione, ma sfora i parametri europei di qualità ambientale in generale e scarica in mare i residui liquidi del ciclo industriale”, in termini di abusivismo edilizio si afferma che “ci opponiamo ai numerosi piccoli abusi privati e ai progetti di villaggi turistici che non siano a tutela dell’ambiente”, ma non c’è nemmeno da stare tranquilli in quel di Taranto, dove come tutti sanno c’è l’ILVA, anche a tal proposito si chiede “che si vigili sui numerosi impianti industriali che provocano inquinamento dell’aria”. Ecco il termine che più ricorre nel testo della battaglia ambientale di Telerama, “chiediamo che si vigili”. Nulla in contrario finché nel concetto di battaglia venga salvaguardato il concetto di “diritto e dovere all’informazione”; e nulla in contrario quando Telerama, osservatorio privilegiato su un territorio così vasto, che raccoglie le tre province di Lecce, Brindisi e Taranto, si propone di coordinare tematiche così urgenti. Tuttavia dal diritto di informazione apparentemente apolitico (si denuncia anche il “Grande Fratello” Echelon), si passa facilmente e altrettanto sottilmente al messaggio politico “Crediamo che le centrali a biomasse debbano utilizzare soltanto materie provenienti dalla filiera corta e quindi dall’agricoltura di Regione Salento”. Utilizzando un termine ‘Regione Salento’ come acquisito. Si tratta di un passaggio linguistico e semantico molto delicato, che credo debba essere spiegato a costo di risultare pedante, con la convinzione che quando gli argomenti sul tavolo di discussione sono troppi il cosiddetto ‘uomo qualunque’, sia portato a non approfondire né a farsi una ragione di ciò che accade.

“Telerama sprona le pubbliche amministrazioni e i cittadini a portare la raccolta differenziata al 60% entro il 2012”, si legge sempre nel testo relativo alla battaglia ambientale. Melpignano, Cavallino e Diso sono gli unici comuni della nostra provincia che nel 2009 hanno superato un coefficiente del 30% di raccolta differenziata, il primo di questi ha addirittura oltrepassato il 40%. È importante che un organo di informazione così importante “sproni le amministrazioni comunali”, e che queste a loro volta svolgano una vera e propria opera di ‘alfabetizzazione’ dei cittadini nei confronti della raccolta differenziata. Basti pensare che Lecce, capoluogo della provincia, nel 2009 ha raggiunto un coefficiente del 12,6%, assestandosi tristemente al 54° posto (su 85 comuni monitorati) nella classifica provinciale.

Il Salento ‘isola felice’

L’informazione diviene uno strumento utile nella proposizione strategica di un obiettivo politico così importante. La Regione Salento, in un dibattito che vede nell’abolizione delle province una via di snellimento e sviluppo economico per l’Italia, prevederebbe che il Salento, una volta divenuto Regione, salvaguardasse uno status economicamente rilevante. Questo potrebbe essere un motivo che spingerebbe diversi soggetti a sperare con urgenza nella costituzione di una Regione Salento. Alcuni sindaci ascoltati sul tema della Regione Salento hanno manifestato la loro adesione ‘ideale’ e positiva a riguardo. Ci si chiede a breve quale può essere un passo concreto e derivante da questa adesione. Il fatto che il Salento stia attraversando un momento in cui è ‘isola felice’ all’interno della regione Puglia, anche essa realtà virtuosa, e sufficiente perché si chieda al Salento e al suo popolo di diventare capofila e capoluogo di una neo-regione? Perché non approfittare di questa specificità e esportarla come modello, anziché chiedere ai cittadini di tre provincie, Lecce, Brindisi e Taranto di sciogliere forzatamente i propri confini – non solo culturali – ma anche amministrativi, per chiudersi come una riserva al di qua della Selva di Fasano?

Culture, cultura e sfumature

Personalmente non mi è difficile rintracciare gli elementi culturali, politici, sociali e linguistici che mi distinguono da un abitante di Fasano, Mesagne, Manduria, Grottaglie, Ostuni, Martina Franca; tuttavia mi piace pensare di essere pugliese come un Foggiano o un Barese e allo stesso tempo tifare Lecce il 6 gennaio 2011, in Via del Mare. Tuttavia vengo colto da irrequietezza quando il presidente della provincia di Lecce Gabellone ritira il patrocinio da un Festival di Otranto perché Nichi Vendola vuole consegnare alla pellicola “Draquila” di Sabina Guzzanti un premio. C’è coordinamento tra Presidente di una delle provincie della futuribile Regione Salento e l’attuale presidente della “reale” Regione Puglia? Sembra di no, dato che il primo chiama ‘propaganda’ ciò che il secondo premia come ‘arte’. Sfumature. Ed è proprio sulle sfumature, anche Costituzionali, che si giocherà l’iter da seguire per raggiungere l’obiettivo di una Regione Salento. Lo specifica molto bene Prof. Luigi Melica Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università del Salento in un suo articolo datato 31 agosto 2010 che suggeriamo di leggere, nel quale risponde a Lorenzo Ria (raccolto su Regionesalento.eu).

L’articolo 132 della Costituzione Italiana recita così “Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse”. Lo stile della Costituzione trova forza nella sua semplicità e linearità quasi matematiche. “Tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate”, il che si concretizza nella necessità di trovare un intesa tra i Consigli comunali e che la somma degli abitanti dei Comuni interessati sia pari a un terzo (poco più di 600.000 abitanti) del totale degli abitanti. Data la conformazione territoriale delle provincie interessate gli scenari che si aprono sono molteplici.

A prescindere dall’intero…

In teoria basterebbe che l’idea di Regione Salento ‘piacesse’ ai soli comuni salentini, essendo la popolazione pari quasi la metà di quella delle tre provincie insieme. Data la preponderanza salentina all’interno del comitato promotore e a prescindere dal popolo, quest’ipotesi non sarebbe da scartare, perché implicherebbe un semplice lavoro politico sul territorio; sarebbe necessario qualche mese, magari un biennio. Male che vada qualora un terzo della popolazione salentina non si dimostrasse interessato all’idea, per via della frammentazione dei comuni, sarebbe sufficiente il supporto di qualche grande comune della provincia di Brindisi o di Taranto. Taranto, la provincia tra le tre che risulta più ostica a una catalogazione. La sola città di Taranto possiede più del doppio di abitanti del capoluogo salentino.

Nello statuto definitivo della Regione Salento si stabilisce la volontà di costituire la Regione “attraverso un patto di comune sviluppo tra la cittadinanza residente nelle Province di Brindisi, Lecce e Taranto”, in virtù di ragioni storiche la Puglia non sarebbe altro che un’invenzione geografica. Vale la pena citare l’articolo 3: “ I promotori del Movimento ritengono inoltre che ogni cittadino del Salento ha diritto di esprimersi sulla istituzione della Regione Salento, partecipando ad un referendum consultivo e sottoscrivendo una “Carta delle Priorità” da affidare ai deputati della Repubblica eletti nel Salento affinché si adoperino per presentare il progetto di statuto regionale favorendone l’approvazione.”.

Equivoci

Se all’articolo 1 si stabilisce la volontà di fare Regione tra la cittadinanza delle tre Province, nell’articolo 3 si parla di “deputati della Repubblica eletti nel Salento”, non si sa se per far riferimento ai deputati eletti nella sola provincia di Lecce o anche nelle provincie di Brindisi e Taranto. Lo stesso “equivoco” ricorre negli articoli successivi quando si parla di priorità come “valorizzazione delle inclinazioni dei giovani salentini all’insegna della meritocrazia” utilizzando l’aggettivo ‘salentino’ dando per scontato che il tarantino e il brindisino si sentano Salentini prima ancora che abitanti della Regione Salento. Una delle impressioni che fa la lettura di alcuni degli articoli è di uno statuto “Salentocentrico”. È bello pensare che una Regione Salento possa attingere più facilmente a fondi e strumenti in grado di incrementare il più possibile uno sviluppo economico che marcia con un passo differente rispetto al resto della Puglia. Tuttavia piace ricordare ai 40 sindaci di comuni leccesi che hanno un numero di abitanti inferiori a Torchiarolo, che con poco più di cinquemila abitanti è il comune meno abitato della provincia di Brindisi, che la metà della popolazione della Regione Salento sarebbe composta soltanto, si fa per dire, dagli abitanti dei comuni delle province di Brindisi e Taranto che superano i diecimila abitanti. Certo, non vogliamo che siano i numeri a farla da padrone sulle logiche che hanno spinto la nascita del comitato referendario per la costituzione della Regione Salento.

…e ragionamenti

La cosa che più importa in questo momento, potrebbe essere quella di ragionare attorno alla Regione Salento non come a un soggetto economico-territoriale, ma come attorno a un’esigenza, o ancor più, attorno alla risposta a determinati problemi; ecco, la Regione Salento, attualmente, potrebbe essere la risoluzione a tutte le istanze di cui si fa portatrice? Cos’è che non funziona nell’amministrazione Vendola in termini di gestione delle province di Brindisi, Lecce e Taranto? Perché le ragioni della Regione Salento – se storiche – divengono urgenti oggi e, affondando le proprie radici nella prima metà del secolo scorso, non lo sono divenute soltanto dieci anni fa (e fino al 2005) , quando il governatore della Regione Puglia (non Salento) era un salentino? Saranno i numeri, ma ancora prima il popolo, le persone, da Fasano a Leuca, e Manduria a Brindisi, ad affermare la propria presupposta (o meno) ‘salentinità’, nel pieno rispetto della democrazia e nell’applicazione dei meccanismi costituzionali; parafrasando Massimo D’Azeglio, fatti i salentini, sarà più facile fare la Regione Salento, sempre che questi ne abbiano il desiderio.

Il Paese Nuovo 03/09/2010
di Luciano Pagano

 

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