Presentazione Federazione “Alleanza per Lecce e il Salento”- discorso del Presidente Paolo Pagliaro – Hotel Tiziano sabato 11.06.2011

12 giugno 2011, @ 6:51PM

Vorrei proporvi una definizione nuova di una parola vecchia: protagonismo.
Ho pensato per anni che il protagonismo, in politica, appartenesse ad una categoria di persone lontane, irraggiungibili, quasi eteree, intoccabili.
Ho pensato che il mio dovere di uomo, di padre, di imprenditore, fosse soltanto quello di amare i miei figli e mia moglie, la famiglia, e di lavorare sodo senza mai guardare che ora fosse per garantire uno stipendio ai miei collaboratori e per vedere la mia azienda crescere.
Poi mi sono reso conto che questo mio protagonismo, che è il protagonismo che attraversa la maggior parte delle vostre storie di uomini e di donne, ogni giorno si scontrava con le difficoltà spesso insormontabile di chi non conta, di chi subisce le decisioni degli altri, di chi non ha voce in politica. Di chi spesso quando parla risulta fastidioso.

Ed allora ho sentito di dover ridefinire i contorni del mio protagonismo. Ed ho analizzato le mie capacità.
Nel farmi questa radiografia ho scoperto una cosa.
Che nessuno più poteva avere il diritto di considerarmi soltanto come un numero da comporre in campagna elettorale e da cancellare dalla rubrica dei propri sentimenti per anni.

Mi sono chiesto: “Perché?
Perché esiste una larghissima parte di questa città che si consegna nelle mani di pochi per poi essere dimenticata?”. La risposta è che io non ci sto, e la conferma della solidità di questa risposta è che siamo in tanti, oggi, a voler essere protagonisti in questa nuova accezione: mi piace dire che siamo noi i fabbri del nostro destino, ed oggi mi piace ancora di più dire che in questa sala c’è un esercito di portatori di idee da fondere insieme.
Si, siamo la fonderia del nostro futuro.

Fatemi adesso dire una cosa importante.
E’ vero. Ho detto a gran voce che il mio Movimento non è un partito e che io non ho intenzione di candidarmi.
Qualcuno, forse qualche sedicente neo scienziato della comunicazione, si sfrega le mani e pensa: “Bene, Pagliaro fa le liste per le comunali, adesso lo incastro. Si contraddice!”.
Vedete, queste persone non capiscono una cosa. Non capiscono che noi non siamo una meteora, noi non siamo un fuoco di paglia, noi non siamo cagnolini a cui basta mettere la museruola per metterli a tacere.

Noi abbiamo un fuoco dentro che nessuno ha il diritto di spegnere.
Quando riproponemmo l’idea dell’Istituzione della Regione Salento, iniziammo a risvegliare un sogno popolare.
La politica dapprima ci accolse con favore, perché riscontrava su questa idea la condivisione della gente.
Poi dev’essere successo qualcosa, nell’uno e nell’altro schieramento.
E sapete cosa è successo?

Ci hanno visti come un’invasione di campo. Ed è per questo che ci hanno fatto, per adesso, ripeto e scandisco, per adesso, naufragare il referendum.
Secondo voi, e davvero vorrei che apriste una riflessione su questo, nel momento in cui ci siamo visti accerchiati bloccati, davvero pensavano che noi avremmo detto “scusate, togliamo il disturbo”?
Questo è stato l’errore di tutti. Pensare che toglierci di mezzo sarebbe stata un’operazione facile facile, un gioco da ragazzi.

Non hanno misurato bene la temperatura di quel fuoco che noi abbiamo dentro.
Ed allora siamo qui, per contarci, e per dimostrare a tutti che le passioni non si fermano, che chi rinuncia ad un sogno per paura muore lentamente, a piccole dosi. E noi invece siamo vivi, vegeti, determinati, capaci, coraggiosi, guerrieri, pronti a contarci.
Ecco perché ci proponiamo con forza ai cittadini. Per dimostrare al mondo intero che ci possono toccare tutto, ma non la voglia di consegnare ai nostri figli un Salento migliore, una città migliore di quella che oggi viviamo!
Siamo in campo, ed il pallone è tondo. Possono vincere tutti, e quindi, possiamo vincere anche noi.

…vedete, su questo vi chiedo una grande attenzione. Noi non siamo qui a giocare al piccolo politico, non siamo qui perché abbiamo tempo da perdere, e soprattutto non siamo con l’intento di essere contro l’attuale classe politica. Siamo qui per essere interlocutori.
E la sapete una cosa?
Ve lo garantisco, chi sta con noi, questa campagna elettorale la vince! Si, la vince, ve lo prometto.
Siamo fortissimi e freschi, dinamici ed appassionati, siamo qui per l’amore di esserci, e non per l’amore di noi stessi.

Per questo, se qualcuno pensa di confinarci nell’angolino delle candidature di testimonianza, non ha capito il senso del nostro essere qui oggi. Perché qui oggi, ci sono gli uomini e le donne che questa città, fra un anno, la governeranno!
Noi osserveremo ciò che ci ruota intorno, ed abbiamo la presunzione di dire che siamo dei discreti osservatori.
Ma a decidere dove si andrà, e con chi, saremo tutti noi.
Io ho pensato, e parlo per un istante ai militanti del mio movimento, di fare le primarie al nostro interno per deciderlo.

La nostra proposta varrà un sesto del tutto, come è giusto che sia. Poi saranno Dino, Antonio, Franco a consultare la base dei loro movimenti nelle forme che riterranno opportune e decideremo a maggioranza.
Questa è la nostra novità, alla lotta fratricida sostituiamo il patto d’onore fra uomini liberi, tra fratelli che hanno a cuore l’armonia di un progetto.
Un avviso ai naviganti, non a quelli in sala, ma al mare di squali più o meno grossi che si leccano i baffi all’idea di farci litigare, di farci rompere questa alleanza: “non perdete tempo, quest’amicizia non è in vendita perché questi valori non sono sul mercato”. Qualunque sarà la nostra decisione noi saremo uniti: al centro, a destra, a sinistra o da soli. Tanto noi non saremo mai soli, perché siamo una famiglia politica, e non un’accozzaglia di soggetti interessati a fare carriera. Qui, su questo tavolo, un lavoro ce l’hanno tutti, e ci hanno dedicato la vita, il sudore, il sacrificio di decenni.

E poi ricopriamolo il senso questa parole: l’onore!
L’onore dicevo. Un vocabolo del nostro dizionario che voglio definire sino in fondo.
Ognuno di noi avrebbe potuto agire in solitudine. Trattare per il proprio orticello di interessi. Entrare nel vortice dell’egoismo nano che è uno dei vizi più contagiosi di questa politica.
Ma vedete, quando degli uomini veri parlano la stessa lingua, quando delle persone riescono a guardarsi negli occhi senza specchiarsi nella reciproca falsità, preferiscono rinunciare ad un pezzo della loro sovranità per fare squadra. Potevamo tutti venderci per un piatto di lenticchie. Ma questi non siamo noi!

Noi siamo dei pragmatici, si, ma non dei fatti nostri!
Noi attuiamo la pratica del patto d’onore perché ci stimiamo!
La nostra regola non è quella dell’ Homo homini lupus. Non ci azzanneremo neanche davanti ad una preda sola e scarna da dividere.
Perché non abbiamo fame di potere, ma sete di protagonismo attivo.
Siamo noi che decidiamo chi vince e chi perde in questa città e saremo incisivi e determinanti nello spalancare le finestre di Palazzo Carafa perché ci entri un tornado di idee e faccia volare tutti i fogli della burocrazia!!!

Se avessimo creato, tutti insieme, una sola lista, saremmo stati probabilmente più forti agli occhi dei partiti. Avremmo potuto trattare una nuova geografia delle stanza del potere. Ma se questa per molti è una tentazione, per noi è un freno. E sapete cosa ci frena?
Il vostro sguardo.
Siamo troppi per una sola lista, noi siamo un esercito di 192 uomini e donne, e siamo, anzi…siete…un esercito soprattutto di giovanissimi!

Le chiavi di questa casa ce le avete soprattutto voi giovani! Noi dovremo sempre bussare per chiedervi se avete bisogno di consigli! Solo consigli! Questo è il nostro ruolo.
Non dovete chiederci il “permesso” del vostro protagonismo, perché questo patto d’onore si fonda sul vostro protagonismo. Ed è per questo motivo che questo patto ha un grande presente, ma soprattutto uno straordinario futuro!
Il protagonismo e l’onore.

Sono i due concetti che ho tentato di declinare sino a questo momento. C’è una terza parola con cui vorremmo aggiornare il vocabolario ingiallito della politica: il sogno. E’ il sogno la nostra terza parola d’ordine.
Si, perché il protagonismo è la radice del successo, l’onore è la garanzia dei valori, il sogno è il collante del tutto.
Ed il sogno, come potete immaginare, è quello della Regione Salento.

Io non mi stancherò mai di dire che un’Italia che si ferma a Bari, un’autostrada che si ferma a Bari, il doppio binario che si è fermato a Bari, un’attenzione regionale Bari-centrica ai nostri destini, è il male che frena uno sviluppo che altrimenti sarebbe straordinariamente più florido.
E sono orgoglioso del fatto che in calce al simbolo delle nostre liste la battaglia della Regione Salento rappresenti il nostro minimo comune denominatore.

Che vuol dire vivere il Federalismo come un’opportunità, lottando perché le tasse restino sul territorio.
Che vuol dire un’Italia delle 30 Regioni con l’abolizione di 110 Province e la rottamazione dei carrozzoni che seminano sprechi e privilegi.
Che vuol dire autentico meridionalismo, laddove per autentico meridionalismo si intende orgoglio di una Regione Salento collocata nel contesto italiano ed europeo da protagonista.
Altro che secessionismo!

Ma da oggi questa battaglia non è più affidata ad un gruppo di brave persone coraggiose che qualcuno tenta di bollare come utopisti (come se fosse un’offesa…). No.
Da oggi questa battaglia, da oggi questo tema vincente, da oggi questo s-o-g-n-o, entra da protagonista nelle istituzioni, questo sogno attraverserà e contagerà con entusiasmo il consiglio comunale di Lecce.
Lavoreremo dall’interno per convincere tutti sulla bontà di questa iniziativa. Spiegheremo a tutti che gli utopisti sanno leggere delibere e determine, analizzare gli atti e fare le pulci ai finanziamenti che arrivano da Bruxelles, da Roma e da Bari.
Amiche, amici, ragazze, ragazzi! Da oggi tutti devono sapere che gli “utopisti” sanno fare politica, e che grazie a quell’utopia porteranno la concretezza e la voglia di combattere e di lavorare.

Da oggi tutti sappiano che non siamo gli utopisti.
Siamo la nuova politica pragmatica, concreta e seria, che non si accontenterà mai di sentirsi dire la massima contro cui combatto da decenni: “non si può fare”. Oppure: “non ci sono i soldi”.
Noi abbiamo l’impressione che tante cose non si facciano in questo Paese perché manca la volontà di essere stakanovisti del cambiamento, di combattere dall’interno la burocrazia con nuove parole: la fantasia, la creatività.
Chi come noi è abituato con ottimismo a trovare una soluzione perché da quella soluzione deriva la sopravvivenza della propria famiglia e della propria azienda, la soluzione la troverà sempre.

In una notte, non in un anno.
Essere salentini, essere leccesi è una condizione, uno stato mentale, un momento di orgoglio.
Un orgoglio che spesso molti di noi riscoprono quando sono lontani dalla loro terra.
Noi beviamo leccesità senza accorgercene come fonte del nostro respiro.
Lecce è stupenda, vivere qui è un privilegio che non dobbiamo farci sfuggire: vivere qui deve voler dire felicità, qualità della vita per tutti, a partire dai nostri nonni e dai nostri figli.
Vivere qui deve voler dire calarsi nell’armonia delle forme e dei colori del barocco, nella plasticità di un’architettura che solo a guardarla ti rimette al mondo.

“Io sono leccese”! Dobbiamo pronunciare questa frase con un sano campanilismo. Perché il campanilismo non è una parolaccia, è amore.
Vogliono davvero farci credere che il Filobus è una inevitabile condanna per questa città?
Ma davvero credono che abbiamo l’anello al naso?
Ma davvero noi dobbiamo rassegnarci all’idea che il cielo non è più azzurro in questa città perché è tagliato a striscioline dai fili e dai pali?
Ed allora ci si auto-tassa, si va a Roma (tutto il Consiglio Comunale va a Roma!) e si fa un sit-in davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti finché non si trova la soluzione per smontare quell’obbrobrio e rimontarlo in un’altra zona della città, magari sulle strade per raccordare la periferia leccese con Arnesano, Monteroni, San Cesario, Lequile, Surbo, Giorgilorio e le nostre marine.

Dalla cinta intorno alla città partiranno 20 minibus pronti a viaggiare pieni sotto il cielo libero dai fili e di nuovo azzurro senza intasare il traffico.
Noi non ci rassegneremo mai al “nonsipuotismo”, perché il “nonsipuotismo” è il male assoluto della politica. Si può, lavorando, si può fare tutto.
Attenzione. Laddove la creatività è anche diligenza del buon padre di famiglia, si può fare tanto anche senza soldi. Bisogna solo impegnarsi di più. Se tutto ciò che abbiamo costruito nella vita l’avessimo dovuto pagare, oggi saremmo al lastrico.
A volte le cose basterebbe, per esempio, basterebbe non farle.
Non voglio vedere sorgere altre distese di pannelli fotovoltaici intorno alla città di Lecce. Anzi non ne voglio vedere proprio.

Vedo ancora davanti ai miei occhi gli slogan: il fotovoltaico, l’eolico, presentati come la panacea di tutti i mali. Come lo strumento che ci avrebbe resi forti nella trattativa con l’Enel per la riduzione della Co2. Il risultato? I cinesi e gli spagnoli hanno devastato il territorio. L’unico lavoro che hanno procurato è stato quello irregolare e schiavizzante per gli extracomunitari. Salvo poi scappare e lasciare le campagne devastate e la Co2…la stessa del 2005. Neanche un cubetto di carbone in meno nella centrale Federico II, a fronte di migliaia di ettari di schifezze e di mafie. A danno anche di quegli imprenditori onesti del fotovoltaico, quelli salentini, che sono rimasti con un pugno di mosche in mano. Con un settore devastato, un’economia drogata, una concorrenza sleale scandalosa e un territorio vetrificato.

E allora basta, poniamo fine a questo raggiro!
Piuttosto, i terreni agricoli utilizziamoli per come la modernità e la sostenibilità ci impone: realizziamo almeno due grandi parchi alle porte della città. Non ci sono i soldi? Ed allora amici miei, ci sono le idee!
Prendiamo dei terreni comunali alle porte della città. Saranno i “parchi della speranza e dell’amore”, saranno i parchi dei piccoli leccesi. Ogni bimbo, ogni nuovo piccolo leccese, si recherà con la sua famiglia nel giorno del battesimo o, a scelta (anche di natura religiosa), nel giorno del compimento del primo o del secondo mese di vita e pianterà insieme alla forestale un albero. In pochi anni questi terreni diventeranno i “parchi della speranza”, ed all’ingresso un grande tabellone indicherà l’ubicazione dell’albero che tanti anni prima fu piantato.

Quest’idea ha un costo? No. Ma serve voglia di fare e serve soprattutto quella grande forza interiore che chiameremo “esercizio politico del grintoso amore per il territorio”.
In questo modo la città sarà piena di verde e di storia, sarà un’esplosione di ricordi e di prospettive.
Si può essere uomini del fare anche senza i contributi a pioggia che risolvono tutti i problemi.
Guardiamoci negli occhi: se qualcuno qui pensa di farsi eleggere per piangersi addosso perché è tutto complicato, perché non si può, ha sbagliato convention! Chiaro?
Andiamo avanti.

Sentiamo tanto parlare di nuove zone pedonali. Personalmente le adoro, ma perché si deve pensare ad un esercizio autoritario del traffico cittadino? Perché provvedimenti come questo non possono passare dall’istituto referendario.
Ora qualcuno dirà che io voglio fare un referendum su tutto da quando mi hanno tolto (per adesso) la soddisfazione di quello per la Regione Salento. No, no, non è così. Ma il referendum è un momento vitale e vivace di partecipazione se il tema del quesito è un tema sentito. E’ un tema che incide sulla qualità della vita delle famiglie. E vivere in una via trafficata o in una via chiusa al traffico costituisce un elemento della qualità della vita.
Possono scegliere le persone che ci abitano? Si! Questa sarà la nostra politica.
Per chiedere un referendum cittadino propositivo basteranno 1000 firme, questa è la rivoluzione democratica.

E qui entrerà in gioco il ruolo dell’informazione, che significherà “la trasparenza al potere”.
Uno strumento che la politica tenta di utilizzare come reggi microfoni e reggi taccuini.
E allora zone a traffico limitato aperte alle auto?
Zona a verde o un distributore di benzina?
Questo o quel progetto per un nuovo edificio pubblico?
Dibattiti in tv e nelle piazze, forum sui giornali, confronti sui blog. E poi si voti.

Capovolgiamo tutto. Con lo strumento referendario faremo sì che i politici non possano parlare di aria fritta salvo poi lamentarsi con i giornalisti del fatto che vogliono parlare delle “cose da fare”. Cose che poi, spesso e volentieri, non fanno. Ma non credo per cattiva volontà. Credo per una sottovalutazione dell’importanza della volontà popolare.
I referendum cittadini, del resto, sono anche uno strumento di verifica, per la maggioranza, della corrispondenza fra le proprie idee ed il sentimento popolare. Una cosa che, vi assicuro, non guasta.

Come non guasterebbe pensare che questa città, come tante altre città, non è a misura di disabili. E dopo averlo pensato, iniziare ad agire in questa direzione. Perché se noi non siamo capaci di rendere una città a misura di disabile vuol dire che siamo tutti politicamente disabili di amministrare la cosa pubblica, che in quanto pubblica, è di tutti…
A questa parte del programma, e a questo patto con la “Lecce diversamente mobile”.
Perché vedete, ora potrei parlarvi della “Banca del tempo” all’interno dei condomini o dei rioni, grazie alla quale le persone, che già si conoscono e si fidano reciprocamente, possono scambiarsi cortesie a costo zero dando la disponibilità sul sito internet del Comune (che così com’è, non serve a molto). Tu fai una lezione di inglese a mio figlio e io faccio da baby sitter al tuo, tanto per fare un esempio.

Potrei parlarvi del “Patto per la casa”, che è un diritto! Chi vive nelle case popolari ed è in regola coi pagamenti, ha il diritto di acquistarla trasformando l’affitto in un mutuo! Perché la casa, possedere una casa, è la realizzazione di una vita! L’edilizia che a me non piace chiamare “popolare”, ma “solidale”, va rilanciata e incrementata!
Potrei parlarvi della città delle 20 piazze, tutte con una cabina di regia della gestione e dell’intrattenimento. Con la città delle 20 piazze Lecce diventerà la città dei mercatini, da quelli a sfondo sociale in cui la gente porterà gli alimenti prossimi a scadere da vendere ad un prezzo simbolico, a quelli etnici o a quelli dell’agricoltura biologica e dei prodotti a km 0.
Potrei parlarvi della “burocrazia giovane”, procedure snelle e accelerate per i giovani che vogliono fare impresa.

Potrei parlarvi della nuova toponomastica che indicherà le marine con la scritta “Lecce Lido”.
Potrei parlarvi della promozione della nostra città e in particolare anche dei settori dalla potenzialità inespressa: il turismo del benessere, il turismo sportivo a partire dal golf e dal surfing e i resort di alta fascia che vanno agevolati e incrementati.
Potrei parlarvi della nuova festa di Sant’Oronzo, con le bancarelle accorpate alle giostre ed il centro gestito con degli eventi per tre giorni, sulla scia di un mix fra cortili aperti, calici di stelle, musica nelle piazze e nell’anfiteatro e guide turistiche gratuite per i turisti.

Potrei parlarvi dell’idea, per le scuole elementari, di dedicare almeno una giornata al mese alla conoscenza storica della nostra città. In compagnia di insegnanti e genitori.
Potrei parlarvi del “Lago di Lecce” . Ogni anno a Lecce si producono sei milioni di metri cubi di acque reflue in autunno, inverno e primavera. Queste acque possono essere la risorsa che creerebbe un lago. Il Lago di Lecce avrebbe le stesse dimensioni del Lago Alimini Grande e nemmeno una goccia d’acqua finirebbe in mare. Tutto il mondo saprebbe che le marine della Città d’Arte del Barocco sono l’ambiente naturale incontaminato nel quale fare il bagno stando in acqua per tutta l’estate. Potrei parlarvi delle cooperative di ex detenuti destinate a pulire quella vergogna delle scritte con le bombolette che feriscono i muri della nostra città.

Potrei parlarvi di un restyling complessivo delle piste ciclabili, a partire dallo scempio di quella parallela alla Lecce – San Cataldo.
Potrei parlarvi della nostra voglia di istituire le domeniche ecologiche, di spalancare le porte del Castello Carlo V, di potenziare il Wi-fi e di creare un’applicazione dedicata a Lecce per gli smartphone, di aprire ai Balcani i nostri interscambi economici e turistici.
Potrei parlarvi di un’idea innovativa del compostaggio dei rifiuti che ha rivoluzionato Pozzuoli sino a farla diventare fra le città più virtuose d’Italia. Non Bolzano amici miei, a Pozzuoli. Possiamo farlo anche noi, facendo diventare il ciclo dei rifiuti un’opportunità anche di reddito per le casse comunali e per i singoli cittadini contribuenti, che traggono un vantaggio economico dal rispetto delle regole.

Potrei parlarvi di centinaia di cose. Le idee qui non mancano, statene certi.
Ma voglio parlarvi del “metodo” della Federazione per Lecce e per il Salento.
La Federazione proporrà all’elettorato 192 persone libere e per bene e con tanta voglia di fare. Ma la stessa Federazione sarà pronta a chiedere pubblicamente le dimissioni di quei consiglieri e di quegli assessori che esprimeremo e che faranno troppe assenze, che saranno svogliati, che non produrranno idee e che non si batteranno per realizzare i punti programmatici che presenteremo nel dettaglio agli elettori.
Questa è la quarta parola nuova del nostro vocabolario politico, ed è una parola un po’ nuova alle orecchie dei più: si chiama meritocrazia.

Il che vuol dire che chi è bravo e ha voglia di lavorare va avanti, chi si addormenta sulla poltrona sarà svegliato con una secchiata di acqua gelida.
Se ne andranno all’opposizione? Perderemo un consigliere? Se ne vadano. La politica delle mele marce affianco a quelle buone, pur di far sembrare pieno il cestino della frutta, non ci interessa.
Per concludere.

Torniamo alla politica, torniamo al senso politico della Federazione.
Io non sono un candidato sindaco.
Perché il candidato Sindaco non è un pacco che si riceve in tutte le case senza averne fatto richiesta.
Io sono uno di voi, anzi, io sono un portatore di consensi per voi. Qui ci saranno 192 candidati sindaco che ci indicheranno la via.
Non siamo qui a questo tavolo perché siamo gli unti dal Signore.
Siamo qui, tutti e sette, perché riteniamo che siamo il momento di fare, perché è finita l’era della delega in bianco.

Lo ribadisco ancora in chiusura. Il mio movimento, il Movimento Regione Salento, farà una consultazione interna democratica fra tutti gli iscritti leccesi per decidere che fare (sono 1.500, si signori, 1.500 in pochi mesi, tanto per capirci).
Antonio, Dino, Franco, ascolteranno la base delle loro liste. La Federazione, insieme, deciderà a maggioranza cosa fare.
Ad una condizione, fondamentale.
Ci devono dire che questa agenda politica che abbiamo iniziato a scrivere oggi tutti insieme, è un’agenda rispettabile. Questa è la Bibbia del nostro impegno.
Perché un patto d’onore, basato sulla democrazia, sulla meritocrazia e sul protagonismo, deve Governare il cambiamento.

E la forza della nostra capacità di incidere, la prossima primavera, amici miei, sarà una forza che può raggiungere una percentuale in doppia cifra dei consensi in città.
Sapete cosa vuol dire?
Che da oggi siete tutti determinanti.
Che da oggi non si muove foglia che voi non vogliate.
Che da oggi, siamo fabbri del nostro destino, e di quello della nostra città.
Ve lo dice uno di voi, e vi dice… “in bocca al lupo” amici miei.

12/06/2011
di Paolo Pagliaro

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