Monteruga, potrebbe essere il polo del turismo rurale salentino e non del turismo dell’oblio

10 agosto 2017, @ 9:37AM

Uno degli obiettivi primari della buona politica è creare possibilità di sviluppo e lavoro attraverso una visione realistica e lungimirante della cosa pubblica e delle risorse economiche e naturali di cui si dispone. Ovviamente per poterlo fare bisogna saper intercettare ogni possibilità e valorizzare ogni risorsa, tutto sembra semplice ma poi svanisce davanti alle logiche di chi si impegna in politica senza metterci passione. Perché come spesso ripetiamo la politica si fa per passione. Ciò detto, accendiamo un faro di attenzione su qualcosa che per essere capita deve essere vista. Negli anni in cui il turismo rurale ha iniziato a scrivere le sue prime storie da raccontare, qui, nel Salento, non si è riusciti a valorizzare una risorsa più unica che rara. Nell’agro di Veglie, nell’intersezione di cinque terre, appunto Veglie e poi Nardò, Avetrana, San Pancrazio Salentino e Salice Salentino, a pochi chilometri da Lecce, nascosto agli occhi dei distratti, dietro ad una collinetta che da un lato volge lo sguardo al mare di Torre Lapillo e dal lato opposto strizza l’occhio al campanile del Duomo di Lecce, quindi situata nel cuore delle terre d’Arneo, c’è Monteruga. Si tratta di un piccolo borgo che si estende su 590 ettari, 250 di uliveto e gli altri 315 utilizzati come seminati; è un affascinante paesino nato nel ventennio fascista, intorno all’antica masseria Monteruga, e visse una florida espansione che lo portò ad essere popolato da circa mille persone fino agli anni settanta, poi lentamente iniziò a svuotarsi fino a rimanere completamente disabitato. Tutto è rimasto intatto anche se maltrattato dal passare del tempo e dall’incuria dell’uomo; camminando tra le strade del borgo si rimane coinvolti nell’atmosfera surreale che avvolge ogni luogo, ogni singolo fabbricato, ogni minimo particolare che ci riporta indietro nel tempo quando il sole, oltre ad ingiallire ciò che ora è abbandonato, riscaldava le giornate degli abitanti e dei bambini che giocavano, così come abbiamo appreso dai testimoni di quell’epoca non ancora lontanissima, ai giochi più semplici. Passeggiando all’interno si passa dalla piazza principale per arrivare poi alla chiesa di Sant’Antonio Abate, al campo da bocce, e si possono ammirare tutte le case dei contadini, e poi la caserma, la scuola, lo stabilimento vitivinicolo, il frantoio… c’è tutto quello che serviva per vivere. C’è tanta cultura da poter rispolverare e riportare agli antichi splendori ma manca la volontà per farlo, manca quello spunto d’orgoglio e quella visione sognatrice ma razionale del poter creare con quello che si ha ciò che si vuole. È un luogo suggestivo, fantastico nella sua fattispecie, dove appunto il turismo rurale nostrano può trovare il polo territoriale che permetterebbe di far conoscere meglio anche tutte le altre masserie, e di spaziare dal turismo rurale al mare, per poi visitare il barocco leccese e ritornare a riposare a Monteruga, nel silenzio e nella pace, lontani dal turismo di massa. Monteruga potrebbe essere un’ottima cartolina, un buon biglietto da visita per gli amanti di questo tipo di turismo e potrebbe rappresentare una fonte di sviluppo per tutte le attività commerciali delle zone interessate e invece giace lì, come un condannato a morte, già morto nell’animo. C’è un particolare che testimonia la voglia delle persone di visitare quel borgo, è il turismo dell’oblio e dell’abbandono, così è stato soprannominato, che ogni anno raggiunge Monteruga. Migliaia di persone lo visitano ma di tutto questo interesse rimane ben poco in termini di profitto per il territorio. Perché tutto si limita ad una passeggiata e via, a delle foto, a dei video, ma manca il meccanismo giusto capace di introitare tutto questo interesse. Monteruga è stata soprannominata la Città Fantasma, peccato perché potrebbe ritornare ad essere un luogo di vita, d’incontro e di sviluppo, per il Salento. A cavallo tra gli anni 80 e 90 fu proposto un progetto di riqualificazione che prevedeva la realizzazione di un resort e di un eventuale campo da golf, non se ne fece nulla, ma non sarebbe stata quella la strada da percorrere. Monteruga dovrebbe ritornare ad essere quello che era e aprirsi al futuro come masseria didattica con annesso Museo della storia contadina salentina, con le abitazioni adibite ad alloggi con centinaia di posti letto per i turisti, potrebbe rappresentare l’immersione nel passato di chi ama riconoscersi ancora nelle tradizioni e di chi vuole riscoprire e conoscere la storia della nostra terra. Tutto questo a due passi dal mare, uno tra i più belli del mondo. Vero è però che la proprietà della zona è privata, appartiene al Gruppo Zamparini del noto imprenditore Maurizio Zamparini conosciuto anche nel mondo del calcio nel quale è impegnato attivamente, e quindi non fa parte del patrimonio di nessun ente. Detto questo, però, pensiamo che l’interesse reale della Politica, ma qui servirebbe una istituzione di prossimità di rango primario, la famosa cabina di regia di cui parliamo da sempre, capace di dialogare attivamente attraverso proposte e partecipazione, potrebbe e saprebbe destare il coinvolgimento del noto imprenditore, forgiando la giusta sinergia per realizzare quello che sarebbe giusto fare. Se sono passati quasi quarant’anni dal completo abbandono del borgo senza che nessuno abbia mosso un dito per riqualificarlo è evidente l’incapacità di interlocuzione tra una Regione troppo lontana dalle esigenze della nostra terra, una provincia che non esiste più e dei comuni troppo soli e deboli economicamente per potersi attivare. Monteruga può e deve ritornare al vecchio splendore aprendo le porte al futuro del turismo rurale salentino.
Lecce, 10 agosto 2017

di  Paolo Pagliaro
Presidente Movimento Regione Salento

10.8.17

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