Lettera di Paolo Pagliaro al movimento “Federalismo Regionale”sull’incontro nazionale : “FEDERALISMO NEL TERZO MILLENNIO”

16 novembre 2013, @ 1:08PM

Cari amici,
avrei voluto essere li’ con voi per affrontare un tema che incontra le mie corde più sensibili. L’idea dell’Italia federale prima -oggi piuttosto superata- e del neo regionalismo poi, hanno accompagnato tutta la mia riflessione sul rapporto Stato-Regioni, incardinata nel pensiero di enti regionali autonomi, rispettosi delle identita’ culturali dei territori e in grado di garantire quel buon andamento della pubblica amministrazione che in Italia dobbiamo ancora raggiungere. Il neo regionalismo nasce, nella mia visione, quale sfogo naturale per la mia terra, che ha gia’ dovuto confrontarsi con la miopia di chi non ha voluto riconoscerle quell’autonomia storica e valoriale che contraddistingue il Salento. Gli sprechi, l’incapacita’ della macchina statale di rispondere con efficienza alle istanze della comunita’, mi hanno poi convinto della bonta’ di riconoscere e affermare il principio di autonomia regionale che stenta ancora a prendere piede, nonostante la riforma zoppa del Titolo V della Costituzione. Il neo regionalismo, nella mia esperienza, nasce cosi’. Oggi trovo altre conferme guardando alle cronache che dipingono Regioni scellerate e un sistema di controlli inesistente che lascia ampio respiro a malcostumi indegni. La riforma delle Regioni -come strutturata nella proposta che ho condiviso con la Societa’ Geografica italiana ed altri esperti- prevede Regioni a statuto speciale uguale per tutte, con maglie di controlli strettissime in grado di evitare queste aberrazioni. L’idea di un’Italia a trazione regionale e’ una sintesi composta di queste esigenze: dare ai cittadini uno Stato “utile” e moderno e riconoscere alle realta’ locali la giusta indipendenza per proiettare le Regioni nel contesto europeo.
Su questo e su tanto altro avrei desiderato confrontarmi con voi, ma sono certo che ci saranno altre occasioni per incontrarci nella bella Friuli Venezia Giulia.

Un caro saluto,

Paolo Pagliaro

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