Le province dell’ipocrisia.

6 luglio 2011, @ 7:51PM

Il Paese ha perso una chance unica. L’Italia ha perso il treno della credibilità.
La proposta di soppressione delle Province presentata dall’Italia dei Valori è stata castrata dalla Camera con i voti contrari della maggioranza ed i soli sì del Partito di Di Pietro e del Terzo Polo di Casini e Fini. Il PD, ipocritamente, ha deciso di astenersi. Si ufficializza così in Parlamento il PDC (Partito della casta). Da Berlusconi a Bersani, passando per Bossi e Calderoli, tutti utilizzano il canto delle sirene della “proposta alternativa”. Ma quale?
La verità è che la casta non vuol mettersi a dieta, e con la sua pancia piena il Paese affonderà.
Come ricorda Gian Antonio Stella: “quegli enti già un secolo fa l’allora sindaco di Milano Emilio Caldara bollava come «buoni solo per i manicomi e per le strade» , ma che da 59 che erano nel 1861 (il criterio era semplice: ciascuna doveva poter essere attraversata in una giornata di cavallo) sono via via saliti a 110. Garantendo oggi 40 poltrone presidenziali al Pd, 36 al Pdl, 13 alla Lega, 5 all’Udc, 2 a Mpa e così via”.

Quando ho deciso di impegnarmi in politica ho deciso di farlo tentando la via della serietà e dell’umiltà. Ritenendo che i costi della politica siano per l’opinione pubblica una priorità assoluta, ho chiesto agli economisti e ai costituzionalisti del “Cantiere Salento” di cercare una soluzione complessiva al problema.
Sfido anche il più tradizionalista dei politici a sostenere la tesi secondo la quale le Province non siano di fatto dei carrozzoni.
Non è una critica agli uomini, ai Presidenti, agli Assessori, ai Consiglieri, al personale tutto.

E’ una critica al sistema, che prevede l’assegnazione di 110 Ferrari sparse per l’Italia senza né ruote né benzina. Si perché le Province di tutta Italia oggi hanno il solo obiettivo di risanare i bilanci per pagare la spesa corrente, costituita per lo più dagli stipendi.
A cosa servono allora le Province con questi chiari di luna e con il Federalismo alle porte?
La soluzione è la seguente: un’Italia senza Province e con 30 Regioni di dimensioni ottimali, omogenee, più prossime ai cittadini e più consapevoli dei territori, della loro storia, della loro cultura, del loro modello di sviluppo, della loro economia reale. (30 Regioni fra cui la Regione Salento, ovviamente, come da cartina allegata).

Il personale, con il bagaglio di esperienza e competenza che ne consegue, sarebbe riassorbito dalle nuove Regioni e nell’arco di pochi anni, con i pensionamenti, sarà via via ridotto.

In questo Paese manca il coraggio del Riformismo e risiede l’ipocrisia della casta. Questa è l’amara realtà a cui il Movimento Regione Salento non vuole arrendersi.

Oggi prendiamo atto con soddisfazione che il Governatore della Regione più lunga d’Europa, Vendola, si dice convinto della bontà dell’abolizione delle Province. La domanda, per il Presidente, è la seguente: “come pensa una Puglia senza Province? Come una Puglia senza interlocutori territoriali o con un Salento Regione di dimensioni ottimali con la sua storia, la sua economia ed il suo modello di sviluppo?”

06/07/2011
di Paolo Pagliaro
Movimento Regione Salento

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