La cultura del turismo, prima di tutto

9 settembre 2013, @ 5:11PM

Prima dell’estate ci eravamo confrontati con i rischi di tenuta di una stagione turistica che, nel corso del 2012, aveva mostrato qualche segnale di debolezza, oggi, invece, al termine dell’estate 2013, possiamo dire che sul piano delle presenze è andata bene.
Non abbiamo i dati ufficiali, ma abbiamo sensazioni e riscontri altrettanto significativi. In più abbiamo anche un dibattito acceso sugli effetti che i “successi turistici” possono determinare sul territorio.
L’industria turistica del Salento è giovane ma soprattutto è cresciuta in fretta e a mio avviso non ha ancora maturato modelli e modalità adeguati di sviluppo. Fare turismo e fare economia non significa solo fare numeri, specie se questi numeri non sono ripetibili.
Il caso Gallipoli non è un caso. E i rischi di farsi sfuggire di mano il controllo della situazione sono quelli di veder vanificati gli sforzi fatti in termini di promozione. Se il Salento pensa di poter fare la parte della Romagna sbaglia due volte. Primo perché da noi si deve arrivare con obiettivi e percorsi diversi, sia perché la storia e la geografia dei luoghi è tutta un’altra cosa. Per la Romagna è solo mare, per noi è molto altro.

Tanto altro che il mare alla fine d’estate potrebbe rimanere solo e soltanto un pretesto.
La moda tutta salentina della movida, dei giovani che marcano il territorio, della gente che si muove insieme nei borghi e nella pizze della città a tutte le ore del giorno e della notte non deve spaventare, anzi può essere una risorsa, a patto che non si butti a mare tutto il resto. Ordine, sicurezza, rispetto delle regole di convivenza sociale devono essere garantiti. Ed è chiaro che non si preoccuperà di garantirli la comitiva di giovani in vacanza in cerca di euforia e divertimento. A farlo dovranno essere la autorità civili a vari livelli e possibilmente prima che scoppi la bufera. Il fatto che sia esploso un caso enorme in pieno agosto, non ha fatto bene al territorio. I turisti presenti vedono ciò che accade, e quelli distanti leggono comunque i giornali e vedono la tv, insomma non sono ciechi. E il rischio è che la loro vista lunga possa sconsigliare un ritorno da queste parti, con danno enorme per la nostra economia turistica in via di sviluppo.

La questione, delicatissima, si può affrontare e risolvere tutti insieme, mettendo a punto una strategia di responsabilità sociale che deve riguardare gli operatori turistici, gli imprenditori che siano albergatori, ristoratori o titolari di concessione demaniale. Se diventa una partita a ping pong tra giovani rumorosi e indisciplinati e forze dell’ordine chiamate a reprimere, il futuro del turismo è già passato
Sul tappeto restano ancora i tanti punti non affrontati, in una programmazione territoriale carente e debole, ma soprattutto priva di una cabina di regia forte e stabile che provveda ai bisogni delle città e dei paesi.

Quei punti sono ancora una volta: le infrastrutture, l’accoglienza, la tutela dell’ambiente, le nuove politiche di promozione, e la visione del territorio.
L’ultima è la più importante, quella in grado di fare la differenza, quella che mette insieme tutte le altre e le valorizza in un’ottica di crescita anche culturale.
Sbaglia chi crede, infatti, di poter candidare una città o un territorio a capitale della cultura europea solo puntando su qualche iniziativa di spettacolo o sui monumenti e le architetture.

Ci vuole una cultura europea, una cultura nuova, una programmazione integrale con servizi di qualità, e pacchetti a misura di cliente. Bisogna guardare alle necessità del turismo italiano del nord che sono diverse, talvolta, da quelle del turista nord europeo, o americano. Bisogna cambiar musica insomma. Possibilmente con una nuova orchestra territoriale e direttori d’orchestra di nuove vedute e capaci di nuove sperimentazioni. Le vecchie ricette sono tutte annacquate. Non servono più a nessuno, tantomeno a noi che vogliamo sperare in qualcosa di meglio.

di Paolo Pagliaro

Posted by
Categories: Articoli

Nessun commento all'articolo
Lascia un commento