Intervista al Presidente Paolo Pagliaro

28 agosto 2010, @ 4:44PM

REGIONE SALENTO – UN SOGNO CHE PUÒ DIVENTARE REALTÁ

DA QUESTO NUMERO DAREMO OGNI VOLTA LA PAROLA AI PROTAGONISTI DI QUESTA MAGNIFICA AVVENTURA CHE CI SENTIAMO DI CONDIVIDERE.
La parola al Dott. Paolo Pagliaro Presidente di Mixermedia, all’Onorevole Raffaele Baldassarre del PDL, al Sindaco del Comune di Miggiano Giovanni Damiano, all’Ing. Aurelio Gianfreda Consigliere Regionale dell’IDV e Presidente della Commissione Attività produttive e Turismo della Regione Puglia.
Servizi e interviste di Elisabetta Delle Donne e Pantaleo Candido

INTERVISTA  A PAOLO PAGLIARO DI MIXERMEDIA:
DOTT. Pagliaro, quali sono le motivazioni storiche, politiche ed economiche per la costituzione della Regione Salento?

Le motivazioni sono tantissime. Basta attingere dalla storia di questo territorio per scoprire che si registrano profonde divergenze tra i territori del nord della Puglia con il Salento con storie diverse acuite in epoca orsiniana con il principato di Taranto e successivamente con la Terra d’Otranto. La Regione Puglia non esiste nella storia, è stata solo una scelta burocratica, una semplice espressione geografico-amministrativa, molto lontana dal trascorso storico caratterizzato da tre entità distinte e separate: la Daunia nella Puglia settentrionale, la Peucezia nella Puglia centrale e la Messapia nella Puglia meridionale. I tentativi di costituire la Regione Salento sono stati numerosi. Ritroviamo le prime tracce nel ’46, durante i lavori della Costituente, grazie a Codacci – Pisanelli, a cui bisogna attribuire il merito di aver ottenuto almeno sulla carta l’istituzione della regione Salento, per poi vederla sfumare in aula per un solo voto, esattamente undici mesi dopo, per un accordo a tutela di interessi economici baresi fra DC e PCI, con una regia del salentino Aldo Moro che ha del paradossale. Ed è lunghissimo l’elenco delle motivazioni politiche ed economiche: l’idea che abbiamo della Regione Salento è quella di un ente efficiente e responsabile, prossimo al cittadino geograficamente e politicamente. Basti pensare quanto incidono sugli stipendi dei consiglieri regionali salentini le trasferte a Bari. Milioni di euro l’anno. Così come per funzionari e dirigenti. Per non parlare dei costi indiretti che gli amministratori locali del Salento sono costretti ad affrontare (con le nostre tasse) per recarsi a Bari al fine di perfezionare i più svariati iter amministrativi. Siamo fermamente convinti, inoltre, che una Regione che nasca in questo particolare momento storico, avrà, a differenza di quelle nate nel contesto degli anni ’70, un modello gestionale della spesa corrente virtuoso, a partire dal suo Statuto. Un modello che, se ben gestito quando, come è giusto che sia, i cittadini passeranno il testimone ai loro rappresentanti eletti, sarà probabilmente preso a modello da altre regioni d’Italia. L’autonomia da Bari ci consentirebbe un notevole snellimento delle competenze e conseguente maggiore possibilità di dialogo fra province e regione, una più equa distribuzione delle risorse (dei fondi messi a disposizione dalla regione Puglia per il quinquennio 2007-2013, ben il 70% complessivo è stato investito nella provincia di Bari, mentre solo il 30% nelle restanti province, ossia Lecce, Brindisi, Taranto, ma anche Foggia), maggiore efficienza e vantaggi economici, del resto vicinanza e conoscenza del territorio sono di per sé motivazioni logiche nell’ottica di una macchina snella e consapevole delle proprie scelte. Insomma, potrei andare avanti ancora a lungo, ma come vede non c’è un solo motivo razionale per opporsi alla costituzione della Regione Salento.

Quali le reazioni, se ci sono, da parte del governo di via Capruzzi?
Gli umori che si percepiscono da Bari sono abbastanza variegati, a macchia di leopardo, distinti fra entusiasti, possibilisti e contrari
Negli ultimi decenni le province più meridionali, quelle di Brindisi, Lecce e Taranto, hanno tentato di fare sistema per fronteggiare la mal tollerata egemonia di Bari e rivendicare, giustamente, maggiore attenzione: così è cresciuta un’identità salentina forte che ha trovato una sintesi nell’idea di Grande Salento. Ora il progetto Grande Salento non basta più, perché, al di là delle buone intenzioni, non dispone di strumenti operativi. Può perorare cause, proporre soluzioni, agitare i problemi, ma non può fare niente di concreto per risolverli
C’è stato persino chi ha detto che noi rischiamo di “umiliare il Salento riducendolo a una specie di macchia leghista con l’obiettivo di replicare le comunità settentrionali del rancore al Sud”.
Chiaramente, non sono questi i nostri intenti; al contrario, c’è la volontà di valorizzare un territorio che per troppi anni ha rappresentato la ruota di scorta dell’intera Regione e che ha dovuto elemosinare i resti di quanto il territorio barese ha sperperato.
Ma non c’è volontà di fare polemica da parte nostra, anzi, auspichiamo che la politica tutta possa presto rendersi conto della necessità di portare a realizzazione questo importante progetto e consentire alla popolazione di andare a votare al referendum liberamente.

Presidente Pagliaro, immagini di essere all’indomani del successo referendario, quale il prossimo passo?
C’è ancora tanta strada da fare prima di arrivare a quel momento. Per il momento abbiamo coinvolto tutti i sindaci delle tre province e riscosso numerosissimi consensi; e questo non può che farci pensare al meglio. Indubbiamente sarebbe già uno straordinario successo riuscire a coinvolgere i cittadini salentini e portarli al referendum.
L’iter che ne seguirebbe è quello previsto dalla costituzione, ovvero, forti della conferma popolare, la delegazione parlamentare dovrebbe riuscire ad ottenere la costituzione della Regione, dando vita così alla rivoluzione culturale di un territorio che finalmente potrebbe determinare il proprio futuro. Al di là del risultato, che crediamo fermamente sarà positivo, in ogni caso avremo catalizzato l’attenzione sul nostro territorio e aperto un dibattito con effetti positivi per il nostro Salento.

Il Salentino 28/08/2010
di Pantaleo Candido

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