Intervista al Presidente Paolo Pagliaro pubblicata su “L’ora del Salento”

15 ottobre 2010, @ 12:03PM

A colloquio con Paolo Pagliaro, editore salentino, promotore della Campagna per l’autodeterminazione dell’antica Terra d’Otranto.

Un grande progetto nelle mani della gente.
“Non si può dire no al referendum, sarebbe uno schiaffo alla volontà popolare”


1 – Dott. Pagliaro, perché la Regione Salento. Quali vantaggi intravede per il nostro territorio?

In una parola? L’autodeterminazione. Quella del Grande Salento è stata un’intuizione geniale, un tentativo nobile, un’idea guida. Ci ho creduto da subito, come cittadino, come imprenditore e come editore. Poi però l’idea alta ha sbattuto il muso contro lo steccato della burocrazia, se vogliamo contro il sistema. Un sistema che vede le Provincie prive di poteri e risorse. “Homo faber fortunae suae” vuol dire che i popoli, le genti sono responsabili del proprio destino. Ma per essere fabbri, la condicio sine qua non è disporre del ferro da plasmare. Il Grande Salento è stato un abile fabbro che non aveva a disposizione la materia prima. L’appello è ad andare oltre.

2 – Qualcuno giudica l’iniziativa un po’ anacronistica rispetto alla necessità amministrativa di ridurre gli Enti Locali. Un’altra Regione non sarebbe un ulteriore spreco di risorse pubbliche?

No. Lo vado dicendo da mesi. Ma lo sa qual è la mia impressione? Che non si riescano a trovare altri argomenti da parte dei nostri detrattori. Io parto sempre dall’esempio della famiglia. In una crisi economica globale così straripante, una famiglia prenderebbe degli impegni di spesa sul superfluo? Riparerebbe la lavastoviglie o ne comprerebbe una nuova? Comprerebbe al proprio figlio lo zaino firmato o gli spiegherebbe che uno zaino vale l’altro, e che ciò che conta nella vita è il contenuto?Negli anni 70 le Regioni nascevano in un periodo post-boom, oggi nascerebbe una Regione virtuosa, un modello già in nuce virtuoso, da imitare probabilmente.

3 – Che cosa risponde a chi guarda al Movimento Regione Salento come ad un gruppo di persone per bene “ammalate” di campanilismo o come ad un partito politico, o peggio ancora come ad un ipotetico futuro gruppo di potere economico?

Chiederei a queste persone di sfilare gli occhiali con cui sono stati abituati a leggere l’impegno degli uomini?

Cioè?

Io non me la prendo con chi confonde gli sforzi per migliorare l’esistente come un tentativo di farsi spazio nella società. Me la prendo con chi ha creato questo schema distorto del “non faccio mai niente per niente”. Che sono alcuni politici, alcuni colleghi imprenditori, e perché no, anche alcuni media che non si battono per cambiare le cose e smascherare sprechi e privilegi, ma si occupano solo di incensare i potenti. Sul “campanilismo” lei è stato elegante. So che si riferisce alle accuse di “leghismo”. Ridicole. Siamo europei ed italiani, amiamo il tricolore e l’inno di Mameli. Autodeterminazione in ottica federalista non vuol dire secessionismo, principio sul quale il nostro parere è nettamente contrario.

4 – Il baricentrismo è un problema vero. A più riprese, carte e delibere alla mano, lei ha dimostrato come molte occasioni di sviluppo non travalichino mai i confini del barese? Ci vuole una Regione nuova per risolvere il problema? Occorre, cioè, separarsi da Bari per essere trattati come è giusto che sia?

Non è la “separazione” il tema. Il tema è l’autonomia nella gestione delle risorse. Infrastrutture, cultura, investimenti. La proporzione è 70% Bari e Provincia, 30% per il resto delle Puglie. Con il federalismo il nostro Pil (più che autosufficiente anche leggendo l’economista barese Federico Pirro) sarebbe a completa disposizione del nostro modello di sviluppo, che è omogeneo e strutturale, e che non può marciare nell’ottica di essere emarginati. Un tempo l’autostrada finì a Bari. Oggi a Bari si vuol far terminare l’alta velocità. Questo è rispetto? Qualcuno ha il coraggio politico di spiegarci la ratio di queste scelte?

5 – Il Movimento Regione Salento lotta perché venga indetto un referendum consultivo per l’istituzione della nuova Regione. Il suo esito sarà vincolante? Cosa prevede la procedura?

Credo che sia necessario superare l’indifferenza, l’apatia, quel “nonsipuotismo”, quella convinzione che non si può fare, che ha spesso nuociuto alla crescita del nostro territorio e ne ha impedito il progresso.Serve un grande impegno, un mix di fosforo e olio di gomito. Con queste premesse i risultati, anche quelli più ambiziosi e tortuosi, si ottengono.Il Movimento Regione Salento – Comitato Promotore del Referendum per il Si, che vuole essere trasversale, equidistante ed indipendente dai partiti, ambisce a rappresentare il volere dei cittadini. Saranno loro a decidere, ed i nostri pareri servono solo ad alimentare il dibattito. Il referendum è il più alto elemento della democrazia italiana. Rileggiamo l’articolo 132, titolo V, della Costituzione. Chi non lo vuole è anti-democratico, e vuole attuare la vera secessione: quella fra potenti e semplici cittadini.I Sindaci hanno dimostrato questa grande sensibilità, e la quasi totalità dei 146 Sindaci dei Comuni del leccese, del brindisino e del tarantino si sono espressi a favore del Referendum. Oggi questo percorso è in progress, e molti consigli comunali hanno approvato l’ordine del giorno per il referendum. Bisogna raggiungere l’approvazione in un numero di Comuni che rappresentino un terzo della popolazione complessiva della costituenda Regione, così come prevede la legge. Non mi faccia dare i numeri, sono in continuo aggiornamento, ma le assicuro che siamo a buon punto.Non si può dire no, al referendum, sarebbe uno schiaffo alla volontà popolare. Una volta conseguito questo risultato, il dibattito nel merito sarà serrato. Sentiamo che le nostre idee sono molto forti, e condivise dalla gente.

6 – A chi si appella il Movimento, oltre che ai comuni – che numerosi stanno aderendo al progetto -, per diventare forte sul piano delle idee e degli obiettivi?

Alla gente, appunto. Sono loro a dover tenere fra le mani la bussola dello sviluppo. Alle famiglie, sino ad oggi buone solo quando si vogliono fare delle promesse, così come i giovani e gli anziani. Ai colleghi imprenditori, che nel nostro territorio sono dei moderni eroi che spesso combattono contro i mulini a vento, e sono costretti a chiedere l’elemosina a chi non conosce gli sforzi per salvaguardare i posti di lavoro. Tutti questi soggetti hanno bisogno di interlocutori seri, prossimi, affidabili, responsabili, consapevoli della realtà che rappresentano.

7 – Si vede a occhio nudo che per lei, dott. Pagliaro, la Regione Salento più che una questione di principi, è divenuta una passione. Lo si nota nelle sue dichiarazioni, lo si percepisce dal tipo di comunicazione e informazione adottate dalle reti del suo gruppo editoriale, lo si intuisce dalla grande voglia di allargare il consenso. Quanto c’è del Paolo Pagliaro editore in questo grande progetto?

Paolo Pagliaro è un editore. E’ la mia vita, la mia passione, il senso della mia vita. Il mio metodo di lavoro è sempre lo stesso. Qualsiasi cosa io faccia nella vita. Ed è il metodo di lavorare che mi ha portato a costruire la mia azienda, che è anche la mia famiglia. E’ tutto. In questo percorso sono stato attento al territorio, alla sua valorizzazione, alle sue criticità. Questo percorso è il mio background. E ne vado fiero. Altra cosa è dire che le mie televisioni siano al servizio del Movimento. Non lo consento a nessuno. E’ un tentativo strumentale che fallisce all’origine, perché i salentini hanno stima di Telerama e di chi ci lavora con impegno e passione. I giornalisti di Telerama hanno colto la notizia, questo si, è vero. Il consenso si allarga naturalmente perché la gente percepisce la lealtà dell’idea, non ci sono “indottrinamenti” in corso. A volte penso davvero che dell’opinione pubblica siano in tanti a non avere rispetto. Io sul rispetto dei telespettatori, e quindi dei cittadini, ho costruito la mia vita.

L’Ora del Salento 15/10/2010
di Vincenzo Paticchio

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