Il (non) futuro delle province

15 ottobre 2013, @ 10:59AM

Le Province non saranno accorpate così come prevedeva una assai rozza ipotesi del governo Monti. Scompariranno. Questo, sembra doveroso affermarlo, non perché abbiano mal operato gestendo le poche funzioni loro assegnate ma solo perché si tende ad un riassetto territoriale semplificato articolato solo su Regioni e insiemi di Comuni. Le Province, però, potrebbero concludere in modo assai degno la loro esistenza operando per un ridisegno della amministrazione pubblica sul territorio che trovi rispondenza nel sentire delle popolazioni.
In Puglia, per esemplificare, il progetto della Società Geografica Italiana (Sgi) all’esame del Ministero delle Attività Regionali prevede tre micro regioni: una fondamentalmente basata sul foggiano, una sul barese ed una terza sul Salento. Quella del foggiano ha come varianti allo studio il suo eventuale connettersi verso nord con il Molise e il dare al subappenino dauno un assetto amministrativo unitario con il beneventano. Quella barese ha da affrontare in primo luogo la perimetrazione dell’Area Metropolitana. Tutt’altro che soddisfacente l’idea di farla più o meno coincidere con l’attuale provincia di Bari. Sarebbe assai più logico che di essa facciano parte solo il capoluogo e la ventina di Comuni che già hanno con esso intense relazioni. Ciò sarebbe assai più in linea con la ratio della 142/90 (e norme derivate) che immaginava un sistema di Cm intese come nuclei assai forti produttivamente ed economicamente e tale da divenire trainante per l’economia del’intera nazione. L’Alta Murgia, che ha esigenze e ambizioni del tutto diverse, potrebbe legarsi a nord con l’attuale Bat e a sud-est con valle d’Itria e monopolitano. Il Materano potrebbe aggiungersi a questo insieme creando un sistema “sassi, parco, trulli” che potrebbe generare una economia ricchissima basata su storia, paesaggio, enogastronomia e conseguentemente turismo. La regione salentina ha forse come principale problema quello di individuare il suo capoluogo scegliendo fra Brindisi-Lecce (che già ora condividono porto ed aeroporto brindisino e potrebbero fare sistema) e Taranto (seconda città della attuale Puglia). Ci sarebbe poi da verificare “in loco” se non sia opportuno legare alla valle d’Itria Martina Franca (attualmente provincia di Taranto) e al monopolitano Ostuni e Fasano (attualmente provincia di Brindisi).
Le Province pugliesi pertanto potrebbero (forse dovrebbero) interloquire fra di loro e con le rispettive popolazioni al fine di individuare le opzioni di riassetto più logiche e condivise. Quella di Bari, in particolare, potrebbe anche confrontarsi con quelle di Matera e di Potenza per verificare la fattibilità del convergere della prima sull’Alta Murgia (come già sottolineato) ipotizzando per la seconda un legarsi al salernitano. Sempre che i cittadini lucani siano disponibili a rinunciare all’identità “Basilicata” (lasciandola alla storia) nel convincimento che questo ridisegno sia tale da consentire sia a potentini che a materani più gratificantii prospettive di rilancio socioeconomico.

15/10/2013
di telesforo.ba@libero.it

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