Dopo l’abolizione delle province, quale futuro per il Salento?.

9 dicembre 2011, @ 5:03PM

L’abolizione delle Province varata dal Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi in data 8 settembre 2011 e ripresa nella manovra economica del Governo Monti è una novità che abbiamo accolto positivamente, ma non è ancora del tutto soddisfacente. Adesso però, è necessario interrogarsi sul futuro amministrativo dei territori. Con la delega delle competenze delle Province in capo alle Regioni (molte delle quali, come la Puglia, non hanno mai realmente trasferito le competenze alle Province), il rischio del Bari-centrismo della spesa pugliese sarà ancora più concreto.
E’ per questo che adesso chiediamo un confronto al mondo politico per fare sentire da subito la voce del Salento e per fronteggiare tempestivamente questo nuovo scenario.

E’ infatti preoccupante l’idea che siano le città metropolitane i nuovi baluardi delle esigenze del territorio. Se dovessero sorgere queste realtà, immagino che la trasformazione di Bari in città metropolitana possa solo continuare ad emarginare il Salento.
Passeremmo così dalla padella alla brace. I capoluoghi del nostro territorio, Brindisi, Lecce e Taranto, infatti, non hanno una vocazione metropolitana. Né è pensabile che le Unioni dei Comuni possano svolgere il ruolo di baluardo del territorio. Noi siamo convinti che l’Italia delle 30 Regioni, compresa la Regione Salento, sia la via migliore per ridisegnare un Paese più efficiente. Una Regione Salento che nascerebbe in un momento storico caratterizzato dall’esigenza del risparmio della spesa pubblica.
Abolite le Province, il personale sarebbe ricollocato in parte dal nuovo Ente virtuoso, in parte dai Comuni, che sono tutti in carenza di organico derivante dai pensionamenti mai integrati, a causa del blocco dovuto alle Finanziarie degli ultimi anni.

Ad esempio, gli addetti alle Polizie Provinciali dovranno passare alle Polizie Municipali, perché la gente vuole più vigili urbani. Tutto questo a costo zero, prevedendo una mobilità intercompartimentale tra dipendenti del pubblico impiego. Una volta eliminati per sempre, nel solo Salento, 98 consiglieri provinciali, 32 assessori, 3 presidenti, segretari vari, staff, 3 difensori civici, portavoce, addetti stampa, auto, società miste e quant’altro, la nuova ottica di spesa sarà orientata all’investimento. Un nuovo regionalismo virtuoso, perchè le Regioni sono attualmente la vera grande fornace del denaro pubblico.

Lo Statuto della Regione Salento dovrà essere un modello virtuoso per tutte le Regioni d’Italia. Un laboratorio di buone pratiche che demolisce i carrozzoni, pone fine ai privilegi della casta e si pone come unico obiettivo il benessere dei cittadini, la qualità della vita e la sobrietà nella gestione dei soldi pubblici.

A partire da questi temi chiedo alla politica un confronto immediato e serrato, senza chiusure ideologiche. Un dibattito che mi auguro possa partire dai nostri Presidenti di Provincia Gabellone, Ferrarese e Florido, ai quali chiedo alla luce dell’abolizione dei loro Enti un maggiore coraggio di prospettiva.

Sono assolutamente certo che anche quei partiti che sino ad oggi hanno dimostrato scetticismo, freddezza e persino ostilità nei confronti di questo dibattito, adesso possano analizzare in una nuova ottica l’ipotesi che il nostro territorio debba attrezzarsi alla sfida del Federalismo senza Province da protagonista. Non possiamo correre il rischio di vedere il nostro destino affidato alla sensibilità di questa Regione Puglia, che da titolare di queste nuove attribuzioni di potere, al Salento dedicherebbe solo le briciole e magari qualche frase ad effetto.

09/12/2011
di Paolo Pagliaro
Presidente
Movimento Regione Salento

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