Discorso assemblea generale del 25 settembre 2011 – Hotel President Lecce

25 settembre 2011, @ 12:40PM

Buongiorno a tutti, amici cari!

Qualcuno ha detto…”6 liste”…addirittura!…è impossibile metterle insieme!

Poi qualcun altro, con meno garbo, ha detto “Ma dove devono andare…non troveranno mai i candidati”.

Oggi siamo qui per annunciare l’adesione di altre quattro liste al nostro progetto politico, amici miei, si, altre quattro liste. Ad oggi la nostra federazione è composta da 10 liste.

Da oggi sono con noi: Antonio Mazzotta per Pensiero e Azione Sociale (PAS), Annamaria Sciolti per Rinascita Popolare, Franco Cataldo per Lavoro Protagonista e Mario Spagnolo per Forza Popolare, entrano in un patto politico, in una famiglia morale, in un esercito elettorale, in un movimento di idee che, lo vedete, porta in calce ad ogni simbolo il nostro sogno: la Regione Salento.

Saluto Laura Madrigali, la Presidente Nazionale di Forza Popolare, con la quale abbiamo condiviso valori e che ha sposato la nuova politica che noi rappresentiamo.

L’Alleanza per Lecce e per il Salento rafforza la sua portata non solo elettorale.

APL, rafforza la sua portata umana,

APL allarga la sua essenza politica, che si poggia su un ideale nobile, antico, che per qualcuno sembrerà inutile, per noi è vitale: APL è un patto d’onore fra uomini liberi

APL è una stretta di mano fra persone che possono guardarsi negli occhi.

E’ una cosa rara, ve lo garantisco.

Ricorderete, io ho ricevuto un mandato da Antonio, da Dino, da Franco, da Paolo, da Giuseppe, da Alessio, il mandato di esercitare il mio ruolo di coordinatore dell’alleanza, interloquendo con i partiti.

Beh…ho incontrato tante persone perbene, tanti interlocutori stimolanti.

C’è grande interesse rispetto al nostro impegno politico. Ma la verità, è che c’è una grande confusione.

C’è una confusione che spesso parte dalla coda del problema, e non dalla testa. I partiti si affastellano, si accartocciano su se stessi nel tentativo di capire “come vincere”, e non di capire “cosa fare”.

Io immagino una scena, una scena in cui 5 o 6 persone litigano intorno al tavolo su come dividersi il caviale, mentre tutti gli altri sotto la loro finestra sperano di capire se, e quando, sarà distribuito il pane.

Il grande tema del bisogno non è sull’agenda di questa gente.

E non è una mancanza da poco per il nostro modo di fare politica.

Ricevo tante telefonate, che sono richieste d’aiuto.

Ricevo l’urlo di dolore dei nipoti che non possono accompagnare i loro nonni a sbrigare piccole pratiche alla ASL, dove si fanno le code dalle 4 del mattino. E non possono perchè magari non hanno la macchina, perchè non hanno un lavoro.

Ascolto le storie di difficoltà dei miei colleghi imprenditori che sentono il peso di tante famiglie che fanno affidamento sullo stipendio a fine mese, ed invece dello stipendio sono costretti a ricevere la comunicazione della cassintegrazione o del licenziamento.

Quegli imprenditori per i quali le lenzuola bruciano per la tensione, e il cuscino sembra coperto di spine quando tentano di prendere sonno. Mentre i cuscini del grande materasso di questa politica sono maledettamente confortevoli…

Se io facessi politica, in questo particolare momento storico, avrei difficoltà ad uscire da casa.

E sapete qual è la causa di tutto questo? Il distacco, lo scollamento del palazzo con la strada.

Solo noi possiamo riunire i pezzi di un mondo che si sta sfaldando.

Solo la vostra freschezza, l’emozione che vi fa tremare le gambe, l’entusiasmo della prima volta… solo il nostro essere “normali” e speciali al tempo stesso, può riportare i bisogni nell’agenda della politica.

Perchè vedete, noi siamo normali nel momento in cui veniamo dalla strada, abbiamo consapevolezza del bisogno, della difficoltà. Noi siamo normali perchè ci è capitato di essere ricoverati in ospedale e di dormire nei corridoi perché non c’era posto, o ci è capitato davanti un infermiere che ci ha detto “non ci sono lenzuola”.

Ci è capitato davvero.

Così come ci è capitato di avere un mutuo che ci ha tolto la serenità, di avere una bolletta che non siamo riusciti a pagare e ci hanno staccato la luce o il telefono. Ma siamo anche tremendamente “speciali”, perchè non ci hanno staccata la forza di risollevarci più forti di prima.

E solo chi si è risollevato, chi ha incontrato i problemi e le salite della vita può avere la sensibilità di aiutare il prossimo. Noi saremo capaci di dare una mano a chi è per terra, perchè sappiamo quanto sia duro e freddo quel pavimento su cui vediamo un altro uomo.

Per questo siamo diversi, perchè stiamo vivendo la crisi economica e la stiamo affrontando, perchè stiamo vivendo la crisi, forse ancora più profonda, dei valori e della solidarietà.

E questa crisi etica noi la vogliamo debellare, sotterrare.

Non è il nostro momento perchè siamo di moda, amici miei. E’ il nostro momento perchè le nostre mogli, i nostri figli, e soprattutto le nostre coscienze ci impongono di metterci in discussione, di prendere in mano le redini del futuro di questo territorio.

La classe dirigente uscente, ad ogni livello, ha fallito. Noi non ce lo possiamo permettere, perchè se noi falliamo, falliamo senza il paracadute degli incarichi, delle consulenze, delle prebende.

Noi stiamo trascurando il nostro lavoro, le nostre famiglie, perchè stiamo investendo sul futuro.

E per investire sul futuro dobbiamo prima rivoltare come un calzino questo presente.

Non c’è giorno in cui non mi chiedono: “ma con chi sei andato, dove andate?” Se si votasse domani mattina, noi andremmo da soli.

Questo mi sento di dirlo con chiarezza.

Non perchè siamo chiusi ad alleanze, a convergenze programmatiche, non siamo affetti dalla sindrome dell’autosufficienza o dell’autoesaltazione.

Ma perchè in questo quadro così confuso e balbettante all’interno delle coalizioni e dei partiti, in questo marasma di litigi e beghe interne, noi non siamo disposti a cedere sui valori.

Valori su cui voglio fare chiarezza.

La nostra verginità politica dev’essere rispettata, non deve essere oggetto di scherno da parte di chi fa politica da anni o decenni. Perché vedete, se fate un giro fra la gente consultandola sul tema, scoprirete che per quella verginità c’è grande attenzione, mentre l’atteggiamento nei confronti dei professionisti della politica è un po’ diverso.

Ed allora io voglio proporre un elenco, di merito, condiviso il quale saremo aperti al dialogo con chiunque.

Faccio una premessa, esplicita.

Ascolterete delle critiche all’attuale sistema, che non sono delle critiche all’amministrazione comunale, perché se lo fossero, aprite bene le orecchie perché non voglio essere strumentalizzato, sarebbero delle critiche agli amministratori degli ultimi cinquanta anni, e non degli ultimi cinque.

Diciamo, per fugare ogni cattiva interpretazione, che sono dei punti che ricordo soprattutto a me stesso, e sono dei punti che, in larga parte, varranno anche per le comunali di tutte quelle realtà che nelle prossime primavere rinnoveranno i loro consigli ed i loro sindaci in tutti i Comuni al voto nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto:

La gente chiede rispetto, e per rispettare la gente bisogna innanzitutto rimuovere sprechi e privilegi di ogni tipo, carrozzoni, agenzie, associazioni, fondazioni e roba simile. La gente muore di fame, gli stipendi (per chi ha la fortuna di averli) non bastano neanche per la prima metà del mese.

La gente chiede un welfare realmente degno di questo nome, ed in città esiste tanta buona volontà e tanto amore. Una buona politica può creare solidarietà fra uomini e donne, che può essere il vero valore aggiunto delle nostre città.

Nelle giunte ci devono essere le migliori professionalità possibili, lavoratori instancabili e competenti, ognuno collocato laddove sia riconosciuto dalla gente come una risorsa utile.

Donne e uomini che nella vita hanno realizzato qualcosa, persone che hanno “fatto”. Il criterio dev’essere quello della meritocrazia, e non quello del manuale Cencelli dei voti.

La casa è un diritto e non un favore.

Basta alla politica dei favorini, dei “cuppi”, delle via Brenta che disgustano la gente. Basta al “familismo” e al “parentalismo” che domina i rapporti e gli incarichi. La gente ha capito, è tutto un “impastamento”!

Il malcostume non può essere un sistema. Lavorano sempre gli stessi ingegneri, gli stessi architetti, gli stessi avvocati, gli stessi consulenti, le stesse cooperative, le stesse imprese, sempre gli stessi amici degli amici…

Ma basta! Non se ne può più! Se non sei parente di qualcuno non fai strada. E nessuno lo dice, e nella speranza che arrivi qualche briciola, che non arriva quasi mai, in tanti cercano di entrare nelle grazie di un padrino di turno persino per tentare di fare il vigile urbano!

Basta a chi con la politica si è arricchito e poi è sparito, magari con un vitalizio da capogiro e una buona uscita da top manager, oppure con tanti business realizzati chissà come, decine di immobili acquistati e affari poco chiari nel curriculum di improvvisati immobiliaristi.

Basta alla casta con le mani in pasta. Dobbiamo tutti poterci guardare negli occhi.

Le città hanno bisogno di un nuovo PUG, di un’urbanistica adeguata al nostro modello di sviluppo! Bisogna far ripartire l’economia e mettere ordine allo sviluppo urbano. Bisogna dar vita a veri grandi parchi pubblici e re-impostare le città a partire dalla Qualità della vita al benessere dei cittadini.

Bisogna impedire che intorno ai centri abitati sorgano altri parchi fotovoltaici, pannelli di vetro, pale e torri eoliche, una vergogna che deturpa il paesaggio senza sottrarre neanche di un cubetto di carbone alla fornace di Cerano.

Il tema della Regione Salento è un’idea del nostro modello di sviluppo, per la quale chiediamo non la condivisione acritica a fini elettoralistici per incassare i nostri 5, 10, 1.000 o 10.000 voti, ma il rispetto. Perché in un’Italia senza Province il Bari-centrismo ci schiaccerà come un trita sassi se non interveniamo rivendicando la dignità del Salento.

Vedete…non è solo una questione di identità, ma perché non dire che è anche una questione di identità.

L’identità, amici miei, è una cosa bellissima, e chi si scorda della sua identità, chi non la coltiva, chi non la coccola, chi quasi se ne vergogna non è un uomo, così come un albero, senza radici, non è un albero. Se a un popolo gli togli l’identità, gli togli l’anima. E dalle cartine geografiche ce l’hanno cancellata la nostra identità.

E’ facile, troppo facile, etichettarci come leghisti. Alle volte per far male a delle persone basta fare cose facili, come cercare di infangarle.

A noi questo fango ci scivola addosso ogni volta, e non perché siamo cinici, ma perché abbiamo capito il giochetto: il Salento come la Padania, Pagliaro come il Bossi di casa nostra.

Le prime volte, pensate un po’, ci restavo persino male.

Poi ho pensato che alla gente il cervello funziona, che le persone sono intelligenti. Che forse questi nostri avversari pensano che la gente non sia intelligente.

A chi ci vuole liquidare con una battuta, come se noi fossimo una macchietta, gli dobbiamo rispondere che proprio quelli che hanno liquidato con saccenza, arroganza e presunzione le spinte riformiste di questo Paese ne hanno causato il crollo. Si andassero a guardare gli indici di Standard and Poor’s, siamo molto più poors, cioè poveri, che standard.

Di standard ci è rimasto solo l’approccio di chi pensa che non si debba mai avere il coraggio di cambiare qualcosa, dei codardi delle istituzioni, degli elefanti seduti sul materasso comodo della burocrazia.

E allora noi lo diciamo forti di un’analisi politica ed economica, ma anche forti della nostra spinta identitaria: noi non siamo pugliesi, noi siamo Salentini.

E quando ci attaccano dicendo che siamo leghisti, secessionisti, separatisti, non ve la prendete a male. Vuol dire che non hanno altri argomenti da contrapporre al nostro pensiero riformista.

E allora noi non ci stancheremo mai di spiegare a tutti, sino alla noia, che vogliamo un’Italia delle 30 Regioni, fra le quali la Regione Salento.

30 Regioni efficienti, omogenee, di dimensioni ottimali, con sufficiente vivacità economica e prossime al cittadino, nel modello federale dell’Europa delle Regioni. Senza province, carrozzoni e innumerevoli Enti inutili.

Vogliamo la privatizzazione di tutte le municipalizzate, vogliamo sindaci più forti e con personale più qualificato, vogliamo un modello virtuoso, che tagli i costi della politica al punto tale da diventare un modello da esportare in tutta Italia.

Un modello che alla politica Bari-centrica sostituisca una politica persona-centrica, che vuol dire una politica che sostituisca l’attenzione agli affari baresi, che la cronaca ci consegna ogni giorno, con quella per i bisogni.

Forse è per questo che qualcuno non vuole fare gli accordi con noi, perchè abbiamo portato alla luce il fatto che la gestione della spesa pubblica pugliese è scandalosamente sbilanciata: 70% a Bari, 30% a tutte le altre province, compreso il Salento. Forse perché vorremmo realmente portare i fatti nella poesia. Quella poesia che pure ci piace, ma che ci sembra partire più dal calcolo del cervello che dalla pulsione del cuore.

Le nostre poesie si chiamano identità, amore per il futuro e coraggio per il presente, voglia di lavorare sodo e di soffrire se questo può portare anche un granello di benessere in più per le prossime generazioni.

Una Regione Salento vuol dire un consiglio regionale con soli 21 consiglieri, 6 assessori super-competenti, vuol dire l’embrione di un nuovo regionalismo più omogeneo, identitario, riformista, prossimo al cittadino.

Una Regione senza carrozzoni, senza Fondazioni, senza Ato, senza Innova Puglia, senza Puglia Sound, senza Puglia Events e porcherie simili; senza tutti i carrozzoni che bruciano milioni e milioni di Euro.

I politici in carica, nello Statuto della Regione Salento, saranno equiparati ai dipendenti, con stipendi normali, senza né diarie, né pensioni, né rimborsi. 3.000 euro al mese, mi sembrano più che sufficienti. E per la pensione, la si maturi con la continuità contributiva, col sacrificio. E la benzina per raggiungere i palazzi se la paghino da soli, come un qualsiasi lavoratore di Lecce o di Brindisi che lavora a Taranto, all’Ilva, avvelenandosi per portare a casa un tozzo di pane.

Basta amici miei! Basta con questi sprechi, con questi scandalosi privilegi di questi potenti panciuti che campano da nababbi coi soldi nostri!

Tutto questo sarà il cuore dello Statuto della Regione Salento, uno Statuto che nella sezione “Stipendi e benefit” sarà modificabile solo a maggioranza qualificata con la conferma di un referendum popolare.

Anche il personale amministrativo deve cambiare marcia. Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale, di una riforma del pensiero, vera e profonda, di gente che non porti sotto il braccio la settimana enigmistica quando va a lavorare, di gente che non usi il telefono pubblico per chiamare l’amante, di dipendenti pubblici che spengano la luce quando escono dall’ufficio come se fosse casa loro, che non facciano la spesa negli orari in cui dovrebbero essere al lavoro.

Con questa mentalità imprenditoriale, con questa mentalità aziendalista, di dipendenti regionali ne basteranno la metà, ricollocando così, con la mobilità intercompartimentale, gli esuberi presso i Comuni, i Tribunali a altri Enti che hanno carenze di organico.

Sapete perchè si può fare? Perché quando parti da zero nello strutturare qualcosa, non ti vai ad impantanare nella fanghiglia del lassismo e del parassitismo.

Una Regione di 1.800.000 abitanti, l’undicesima d’Italia, amministrata da politici che realmente conoscano il territorio, non da gente che dia mandato alle multinazionali cinesi di coprire di pannelli di vetro e di pale eoliche le nostre campagne.

Che ne sanno i Nicastro, i Losappio, i Loizzo, gli Introna, le Barbanente, del nostro territorio, del nostro Salento?

Ciò che chiediamo noi, in sostanza, non è un patto fra l’APL e questo o quel partito, ciò che chiediamo è un patto fra politica e società.

Ovviamente la scelta sarà vostra, la nostra strada con la grande consultazione interna, che faremo non appena la nebbia si sarà diradata. Con una precisazione. Che qui siamo orgogliosamente gente del profondo sud…e la nebbia non la sopporteremo a lungo.

Speriamo che per quella data il quadro sia chiaro e definitivo, perché noi vorremmo poter navigare con la dovuta segnaletica, e non allo sbaraglio in mare aperto.

C’è sempre l’opzione di andare da soli, ve lo ricordo, con un nostro candidato e le nostre 10 liste, alle quali sono pronte ad aggiungersi delle altre, decidendo di aprire o meno ad eventuali richieste di alleanze in un secondo momento.

Se qualcuno pensa di indebolirci isolandoci, questo sia, chiaro, non si affatichi più di tanto…perchè noi da soli stiamo più che bene…Ve lo garantisco, oggi più di ieri, noi questa campagna elettorale la vinciamo, e chi vuol vincerla venga con noi!

Amici vorrei davvero che i messaggi che ci siamo lanciati a giugno siano i nostri veri ed unici alleati, indissolubili ed irrinunciabili…

Sono il vostro protagonismo, il vostro desiderio di sfilarvi dalla schiera di chi non conta nulla, di chi subisce le decisioni degli altri, di chi non ha voce in politica.

Sono la meritocrazia, perchè chi deve ottenere qualcosa in questa città lo deve fare con le proprie capacità, e non grazie ai propri protettori.

Sono ancora l’onore, perché qui nessuno coltiva il proprio orticello di interessi.

Perché non abbiamo fame di potere, ma sete di protagonismo attivo.

Siamo un esercito di 320 uomini e donne.

Voi siete già nella storia di questa città, perché siete un esercito di guerrieri che per spendere il vostro impegno, il vostro amore, la vostra passione, non avete chiesto nulla in cambio: né incarichi, né autorizzazioni, né varianti di non so che cosa, né l’assunzione delle vostre fidanzate o dei vostri fidanzati: voi siete il più grande patto d’onore che sia stato scritto nella storia della società civile salentina.

Il protagonismo, l’onore ed il sogno, quello della Regione Salento: di questi alleati non possiamo fare a meno, di tutti gli altri, tutto sommato si, e non per una sorta di sindrome di autosufficienza, ma perchè non ci svenderemo.

Non la daremo mai vinta a chi crede che sia giusto che l’autostrada si fermi a Bari, che il doppio binario si sia fermato a Bari, che l’alta velocità si fermerà a Bari.

Quella notte in cui fu cancellata la cartina della Regione Salento dall’Italia…quella mattina dopo, in cui non si ipotizzò neanche di lasciare il nome “Salento” nell’indicazione geografica, come fu per il Molise e la Romagna. Noi dobbiamo riscattarla quella notte nefasta, e dobbiamo costruire una nuova alba tutti insieme. Già un primo passo potrebbe essere questo:

In attesa della abolizione delle province e della conseguente costituzione della Regione Salento, che è la nostra stella polare, oggi, qui, vogliamo lanciare una proposta forte. Cambiamo il nome a queste Puglie.

Cambiamo la denominazione in “Regione Puglia e Salento”. Pensiamo a quanto potrebbe valere in termini non solo identitari, ma anche economici, se riuscissimo a ottenere questo risultato.

La “Regione Puglia e Salento” come esiste l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia.

Già questo rappresenterebbe un’operazione di marketing da centinaia di milioni di euro. In tutti i telegiornali, nelle previsioni del tempo, nelle cartine geografiche di tutto il mondo il Salento inizierebbe ad esistere con la stessa dignità della Puglia.

E sono certo che le attenzioni politiche a questo territorio ne sarebbero una conseguenza. Un’operazione che frutterebbe fiumi di danaro, ma che ovviamente, essendo una nostra proposta, costerà zero e produrrà tanto, come è nel nostro stile.

Perchè in questo periodo di vacche magre, noi che siamo la nuova politica dobbiamo incollare un adesivo nuovo sulla prima pagina della nostra agenda: la creatività.

E se a giugno vi ho detto che “chi come noi è abituato trovare una soluzione, perché da quella soluzione deriva la sopravvivenza della propria famiglia e della propria azienda”, oggi vi propongo, in estrema sintesi, i primi 20 punti del nostro programma per Lecce che il nostro cantiere sta sviluppando e approfondendo:

1. Noi diciamo no al Filobus.
2. Diciamo si a 20 minibus.
3. Diciamo no al fotovoltaico.
4. I terreni comunali alle porte della città saranno i “parchi della speranza e dell’amore”, un albero per ogni neonato.
5. Diciamo si al Parco di Rudiae.
6. Si alla nuova zona pedonale di Lecce sino a Piazza Mazzini.
7. Si al referendum cittadino punto fondamentale di una città democratica.
8. Si ad una “Lecce diversamente mobile”.

Una città a misura di diversamente abili

9. Si alla “Banca del tempo
10. Si al “Patto per la casa”.
11. Si a Lecce città delle 20 piazze con Piazza Sant’Oronzo finalmente salotto della città
12. Le marine leccesi devono ripartire da una nuova toponomastica: “Lecce Lido”.
13. La festa di Sant’Oronzo si allargherà, si farà proprio a Lecce Lido (San Cataldo), a ridosso del mare.
14. E poi il vero grande parco di Lecce con il “Lago di Lecce” che raccolga le acque reflue
15. Si a una vera pista ciclabile che colleghi Lecce a san Cataldo
16. Si a una gestione del ciclo dei rifiuti, che possa farli diventare una risorsa per le famiglie
17. Si al Wi-fi in tutta la città
18. Si allo sportello “apri la tua attività”, perchè chi oggi vuol fare impresa deve essere ringraziato e trattato come un eroe.
19. Si ai pagamenti immediati alle aziende che svolgono servizi per il Comune.
20. E l’ultimo punto è un punto politico. Chi degli eletti, dei nostri eletti, farà assenze in misure superiori al 20% del totale delle convocazioni dei Consigli Comunali, delle Giunte, delle Commissioni, avrà l’obbligo morale di dimettersi, salvo gravissime motivazioni personali valutate dall’Assemblea a maggioranza. Se non si dimetterà sarà espulso, non abbiamo paura di perdere le poltrone, perchè le poltrone non le intendiamo come un oggetto su cui sedersi, ma come un oggetto da cui alzarsi per rimboccarsi le maniche. Questo sarà il nostro contratto con gli elettori, e varrà anche per Brindisi, per Taranto, e per tutte le altre realtà in cui saremo presenti.

Amici miei, la nostra consultazione interna, che faremo quanto prima (se ci saranno le condizioni ipotizziamo il 5 e il 6 novembre), sarà decisiva per chiarire definitivamente innanzitutto se stare con qualcuno, cosa che nessun medico ci ha prescritto.
E poi eventualmente con chi stare, ed in questo caso se fare le primarie o meno, in che modo stare eventualmente con qualcuno, e con quali garanzie programmatiche.

Decideremo insieme chi sarà il nostro candidato Sindaco.
Perché voi sarete maggioranza, sarete uomini e donne di Governo, quando uscite da qui dovete saperlo quanto siete forti, dovete capirlo che la vostra vita è cambiata! La nostra percentuale di consensi che, lo ripeto, sarà in doppia cifra, fa gola a tutti.

Ma non cederemo sui nostri valori e sui nostri principi, a costo di operare delle scelte apparentemente non “convenienti”. Non c’è nulla di conveniente e di utilitaristico in ciò che tutti noi stiamo facendo.
Ci sono 320 candidati, 320 famiglie, un fiume di entusiasmo pronto a scuotere questa città e a risvegliarla dal torpore e dalla rassegnazione.
Non sarete mai barattati, neanche per tutto l’oro del mondo.
Voi siete determinanti, ed il vostro entusiasmo non si può svendere, statene certi.
Noi non siamo né di destra né di sinistra: lasciamo gli steccati ideologici a chi cammina come i cavalli al passo nelle parate, coi paraocchi.
Questa politica deve capire di essere superata dalla storia quando parla di destra e sinistra.

Questa politica deve capire che l’unica ideologia che la gente accetta si chiama territorio, si chiama trasparenza, si chiama interesse legittimo, si chiama determinazione per raggiungere gli obiettivi.
E’ per questo che prenderete una valanga di voti, ed è per questo che siamo scomodi.
Ci vedono come un’invasione di campo, un’invasione dei tanti orticelli che ognuno ha coltivato con le proprie verdure di stagione.

Il mio sogno personale, quello di Paolo Pagliaro, è, e resta, la Regione Salento.
Da quando mi fu raccontato, tanti anni fa, dal figlio dell’On. Codacci Pisanelli, il nostro leader ispiratore, che in una notte durante i lavori della Costituente Moro e Togliatti fecero sparire la nostra Regione per accontentare i potentati baresi ed i loro interessi economici, non riesco a capacitarmi che il nostro modello di sviluppo possa ancora essere condizionato da quella violenza.

E’ dal 2000, da quando, presso il notaio Mancuso, da socio fondatore, insieme ad altri amici, costituimmo un altro movimento “Salento Regione d’Europa” che aveva come obiettivo la stessa battaglia, che il mio chiodo fisso è riscrivere questo pezzetto di storia.
Da solo sarebbe impossibile, ma con tutti voi…si può fare.
E’ principalmente per questo che io faccio politica, e per niente altro, e perché sento che questa è la mamma di tutte le battaglie per prevedere finalmente, per questo territorio, lo sviluppo che merita. Non provo alcun gusto nel sottrarre tempo alla mia famiglia, ai miei bambini, a mia moglie, alla mia azienda, se non il gusto, l’adrenalina di avere un sogno e di combattere perchè diventi realtà.

Nei giorni scorsi abbiamo inoltrato la proposta di delibera per il referendum ai 146 Comuni delle province di Lecce, Brindisi e Taranto.
Se ci dessero la possibilità di andare al referendum Paolo Pagliaro sarebbe pronto a fare un passo indietro, a ritirarsi, a togliere il disturbo. Questo sia chiaro. Lo avevo detto, e lo ribadisco.
La politica fa ancora in tempo ad eliminarci, se dopo un anno di impegno, di lavoro, di battaglie, ci considera degli invasori di campo.

Il mio sogno non è star sugli scranni amici miei, il mio sogno è vedervi partecipare alla costruzione di un sogno: un sogno che si chiama referendum per la Regione Salento, referendum per la storia, potere al popolo per un futuro migliore.
Eccola la risposta ai mestieranti senza un mestiere che non sia la politica, ecco la risposta a chi pensa che non ci sia nessuno in questa città disposto a fare qualcosa senza un tornaconto personale.
Eccolo il confine fra gli uomini e gli arrivisti. 
Un sogno non si vende amici miei, un sogno si regala, il futuro ci appartiene, il futuro è dei nostri bambini.
E adesso amici miei tutti al lavoro, perchè questa campagna elettorale la dovete, la dobbiamo vincere.

E non smettiamo mai di sognare, ad occhi aperti e vigili: vinceremo le elezioni e faremo la Regione Salento dall’interno delle istituzioni, perchè siamo stanchi di una Regione Puglia che spende milioni di euro per acquistare totem pubblicitari durante i concerti romani, per moltiplicare impresentabili siti internet che nessuno visita, per partecipare a fiere a Dubai in cui si vendono solo i prodotti tirolesi,
– che investe in cultura 1.261mila euro di cui 600.000 per Bari e soli 380.000 per tutto il Salento,
– che spende 11milioni di euro l’anno per i vitalizi dei panciuti pensionati della politica, 1.750.000 euro per le missioni dei dirigenti,
– 5 milioni di euro per i servizi informatici,
– 28 milioni di euro per i soli ospedali baresi e noi non abbiamo la Pet-Tac e moriamo di tumore,
– 35milioni per il Miulli, con 7 malati, sette!
– 6 milioni per pubblicizzare gli aeroporti di Puglia, una Regione che ha 4 milioni di buco per una Fiera del Levante che non visita più nessuno e investe in trasporti pubblici su Bari 4 volte di più che su tutto il resto della Regione.

Una Puglia che è un intollerabile colabrodo di sprechi, che spende 5 milioni di euro l’anno in avvocati esterni, mentre noi moriamo di fame e in giunta abbiamo 3 assessori e mezzo su 14, e i dipendenti sono secondi per numero solo alla Sicilia. Ne abbiamo più della Lombardia. Per fare cosa?
Notti bianche, Apulia Film Commission, festival vari e altre patacche, bruciando milioni e milioni di euro. E quando abbiamo un’esigenza, per raggiungere la Regione ci tocca fare centinaia di chilometri.
Noi siamo qui e parliamo chiaro, abbiamo il coraggio di trasmettere in tv le nostre assemblee perchè non abbiamo nulla da nascondere. Lasciamo agli altri le interminabili partite a scacchi.

Andiamoci a prendere Lecce, e poi Brindisi, Taranto, e tutti i Comuni in cui presenteremo liste e candidati Sindaco, andiamoci a prendere il futuro, entriamo nelle case e spieghiamo chi siamo, chi siete.
Svegliate i vostri amici, andate subito a suonare ai loro citofoni, prendeteli per mano e fateli tornare orgogliosi di essere leccesi, di essere salentini, di essere un pezzo importante di un modo nuovo e migliore di fabbricare il nostro futuro.
Andiamo a prendere i voti senza mai dimenticarne i volti.

In bocca al lupo a tutti, uscite da qui col sorriso sulla bocca e la grinta negli occhi e l’amore per il Salento nel cuore.

Uscite da qui ed urlate al cielo: questa è la mia terra, il mio futuro è solo mio, ed qui nel Salento, in questa terra.

Prendiamoci Lecce, prendiamoci il futuro!

25/09/2011
di Paolo Pagliaro
Presidente
Movimento Regione Salento
Alleanza per Lecce e il Salento

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