Di verde vogliamo solo gli ulivi.

12 gennaio 2011, @ 4:34PM

Radio Padania Libera si impossessa delle frequenze radiofoniche dell’emittente salentina Radio Nice ed erige come segno visibile della sua prepotenza un grigio ripetitore che buca il cielo di Alessano.
Il modo leghista di festeggiare l’Unità d’Italia, forse?
Una radio sedicente ‘libera’, che ‘occupa’. Fuori dalle regole del mercato, senza pagare un centesimo.

In Italia succede anche questo. In Italia, se sei amico del Potere, puoi legalizzare furti e appropriazioni indebite.
Se poi rubi al Sud, se anche lo saccheggi e lo depredi, passerai alla storia come il Salvatore che civilizza i barbari. Perché tanto al Meridione niente è dei meridionali. Tutto è una res nullius, una ‘cosa di nessuno’, da arraffare per poi usare come merce di scambio.
La storia della nostra terra, docet.

Una storia di cui qualcuno vorrebbe un meschino replay.
Lo stesso Cesare Bossetti, amministratore unico della radio leghista, spiega in questi termini i suoi pseudo-intenti: «Far conoscere le idee della Lega sul federalismo potrebbe portare dei benefici anche al Sud».

Ci risiamo: noi, rozzi, villani, ignoranti, dobbiamo essere evangelizzati, catechizzati dagli eroi ‘legaioli’, stavolta.
Ed è qui il primo errore delle camice verdi: nel Salento, di primitivo, c’è solo il rinomato vino di Manduria. Ben lungi dall’essere una ‘terra di missione’, il Salento offre un livello di cultura, intesa come ‘grado di civiltà’, da cui, chi ci chiama con disprezzo ‘terroni sanguisughe’, ha solo da imparare.

Un popolo troppo scaltro, quello salentino, per non chiedersi: ma Radio Padania, radio interamente appartenente alla Lega Nord, partito che alle ultime tornate elettorali ha presentato il proprio simbolo e le proprie liste esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord, cosa se ne fa di un trasmettitore in piena Terronia? Infatti non se ne fa niente. E qui viene il bello.
Perché tutti gli sforzi per dipingere l’operazione come squisitamente politica sono del tutto insufficienti per coprire il vero scopo, meramente commerciale. Ecco in poche righe la furbata di marketing.

Tra un panettone e un pandoro, il 29 dicembre 2001 compare in GU una legge fatta, voluta e votata da celoduristi e compagni.
Con questa legge ad aziendam, le radio comunitarie ( in teoria, quelle senza scopo di lucro che producono contenuti culturali, etnici e religiosi per aree geografiche e popolazioni minoritarie e che favoriscono il pluralismo di un etere dominato dalle radio commerciali; in pratica, solo due: Radio Maria e – paradosso dei paradossi – Radio Padania!!) possono occupare gratuitamente frequenze radio con una semplice certificazione al ministero. Per giunta, aiutate dal meccanismo del silenzio-assenso: una radio comunitaria che accende una nuova frequenza può mantenerla se non arrivano segnalazioni di interferenza con frequenze di altre emittenti entro 90 giorni dall’attivazione. Da quel momento, l’emittente in questione è libera di fare ciò che vuole con quella frequenza, anche venderla.

E’ questa la politica che Radio Padania adotta da anni: occupa gratis le frequenze, ne migliora il valore di mercato, poi le dà in permuta o le vende a prezzo di mercato. Senza nessun illecito: lo permette la legge.
Alla faccia del millantato parassitismo meridionale, come se non bastasse, la finanziaria del 2005 regala a Radio Padania e Radio Maria un finanziamento annuo ora arrivato a 1,5 milioni di euro <>.

Risultato: dal 2002 Radio Padania Libera ha occupato un numero di frequenze che oscilla tra le 200 e le 250 e il suo fatturato è passato da 109 mila euro a quasi 2 milioni di euro.
Proprietaria dell’etere è la collettività, in questo caso quella salentina, che non ci sta a subire uno shopping ai saldi, un’arrogante usurpazione di ciò che è suo. O è questa la loro idea di federalismo?
Impoverire la nostra realtà per gonfiare il loro portafogli?

Ogni tentativo di captatio benevolentiae è quindi inutile. Ad un Matteo Salvini, direttore di Radio Padania, che afferma : <>, noi rispondiamo che la simpatia, è tutta loro. Perché nel Salento ci sentiamo tutti profondamente italiani e aborriamo concetti come ‘secessione’ e ‘indipendentismo’.

La differenza tra autonomismo e indipendentismo è enorme, macroscopica. E lo spartiacque si chiama Costituzione. Quella Costituzione che i leghisti rinnegano e in cui ci riconosciamo, quella Costituzione che noi assumiamo come compendio dei valori fondamentali e supremi a cui ispirare la nostra azione e che loro usano come carta pacco, quella Costituzione che mette al bando i rigurgiti indipendentisti mentre ispira i suoi principi alle esigenze dell’autonomia e del più ampio decentramento amministrativo.
IL SALENTO E’ ORGOGLIOSAMENTE ITALIA.

La  richiesta di autonomia da un centro non nasce per fomentare divisioni, ma per incentivare sviluppo e razionalizzazione delle risorse, nella più totale consapevolezza che la compressione della nostra specificità sia stata un’occasione perduta. Finora.
Non vorrei trovarmi oggi nei panni di chi, dando prova di massima scorrettezza o di massima ignoranza, scegliete voi, ha bollato come ‘leghisti’ noi salentini autonomisti: adesso qualche signorotto si trova a scontrarsi con l’illogico assunto secondo cui usurpatori = usurpati. Il signorotto incassi il colpo. E chieda scusa, magari.

Per quanto riguarda il ripetitore, amici salentini, non disperate: ascolteremo, finanziando ahimè, gli insulti a nostro carico solo per qualche mese. Il tempo tecnico per concludere l’affare.
C’è chi propone di radere al suolo quell’antenna. Ci si chiede: è giusto avere uno spirito democratico, pacifico nei confronti di chi è razzista, violento, aggressivo?

Io dico che è giusto. O meglio, “messapico”.

Abbiamo un’arma più astuta e tagliente da opporre, che va a scuotere quel dio che domina la loro forma mentis: altro che dio Po, si chiama dio Denaro. Se loro intendono battere cassa bypassando le regole del mercato, ricordiamogliele noi: solidarizziamo con la campagna legale che verrà intrapresa dall’emittente salentina scippata, ma soprattutto e concretamente azzeriamo il loro bacino di utenza, deprezziamo quella frequenza ottenuta grazie all’ammanicamento con la generosità di Roma ladrona, boicottiamo Radio Padania, boicottiamo l’illiberalità.

12/01/2011
di Fabiola Imbriani
Portavoce
Movimento Giovanile Regione Salento

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