Così la Regione dimentica l’area jonico-salentina

30 marzo 2011, @ 2:37PM

All’indomani della polemica in salsa lombarda fra i Governatori di Puglia e Lombardia, sottopongo ai tanti lettori di “Quotidiano” una riflessione.

A New York il presidente della Regione, Nichi Vendola, intervistato da “Americaoggi” il 21 novembre scorso, ha detto cose bellissime.
La politica per lui è “Uscire fuori dal palazzo, dal chiuso, dalle segrete stanze in cui poche persone decidono sulla pelle di molti, per decidere con il popolo, decidere all’aria aperta”. Il senso della dichiarazione voleva essere la sua differenza rispetto al resto del centrosinistra. Di fatto una stoccata allo scetticismo del Pd rispetto alle primarie. Rispetto alla sua ambizione di essere il dopo-Berlusconi.
Da quella data ad oggi sono accadute un po’ di cose.

A titolo esemplificativo:

1) Le coste del Salento si sfarinano e la stagione estiva è alle porte. Ci saremmo aspettati che il Governatore venisse personalmente a rendersi conto della situazione, ad ascoltare il grido d’allarme degli operatori visto che «Dai tedeschi/ ai giapponesi/ tutti in Puglia,/ tutti i mesi. // Vendola/ la poesia è nei fatti». Quando tornerà agli Alimini a fare il bagno, di questo passo, non troverà più la spiaggia.

2) Immigrati sfruttati nelle campagne del fotovoltaico da multinazionali ispanico – cinesi che scappano senza pagare gli stipendi fra l’indignazione della gente e delle aziende sane del settore. Cito ancora Vendola negli Usa: “La mia regione del Sud è diventata in pochi anni il primo produttore in Italia di energie rinnovabili e ha fatto una scelta strategica. Ho raccolto l’appello del governatore della California Schwarzenegger che ha messo in campo un’esperienza nuova, e io sono tra i fondatori di questa rete perché il mondo possa liberarsi dall’incubo del soffocamento”.
Ci saremmo aspettati di vedere un Vendola angosciato, preoccupatissimo per questo prevedibile fenomeno di caporalato, di sfruttamento e di concorrenza sleale. Ma davvero era più utile polemizzare con Formigoni sulle mafie, invece di recarsi immediatamente nei campi di Brindisi e Lecce e di lavorare sodo per l’immediata moratoria?

3) L’alluvione di Ginosa Marina.

Se la tragedia che ha spazzato via le case, le aziende ed i ricordi di mezza Ginosa Marina avesse colpito il Comune di Rho, probabilmente il Governatore sarebbe stato lì. Ma tra gli alluvionati di Ginosa non si è visto e la gente ancora lo invocava. Speriamo, quantomeno, che sia pronto ad un braccio di ferro con la Basilicata per l’individuazione delle responsabilità sulla gestione degli argini del fiume Bradano. Un politico “fuori dal palazzo” è in questi luoghi, e non in televisione o nelle “Fabbriche” delle sue aspirazioni. Aspirazioni che sono legittime finché c’è tutto il resto.
Altrimenti ci viene il sospetto che il Presidente si sia recato a Manduria non tanto per verificare lo stato del fenomeno (grave) del fenomeno migratorio e il suo impatto, ma per la presenza di tante parabole in diretta nazionale.
I salentini di Brindisi, Taranto e Lecce meritano una politica prossima ai bisogni. Una politica che si accinga a cogliere il federalismo come un’opportunità. Perché lo sia, abbiamo bisogno di una regione a misura di cittadino, di tasse pagate sul territorio, dell’abolizione delle 110 Province italiane, delle Ato (come sostiene anche il PD) e dei vari carrozzoni. Per questo insistiamo sull’idea di una Regione Salento, che non è secessionismo, come dice il Governatore, ma il suo esatto contrario: annessione al resto d’Europa,da cui oggi siamo tagliati fuori per via di una Puglia lunga geograficamente e lontana geopoliticamente.
Su questo tema la società civile non molla, e gli esempi di cui sopra non fanno che accrescere l’indignazione. Un modello virtuoso è possibile, efficiente e prossimo, con un taglio della spesa pubblica che il Cantiere Salento stima del 50%.
Del resto ci vuole poco, solo tanto olio di gomito ed una politica complessivamente equa. Forse non tutti sanno che a Bari esiste da anni una Pet–Tac su un camion mobile ferma davanti al Policlinico. Delle 5 che esistono in Puglia l’unica sul nostro territorio è a Brindisi, con tempi d’attesa per i malati oncologici di almeno 60 giorni. Coi soldi di tutti noi si utilizza una costosissima struttura mobile come se fosse fissa (molto più economica). E l’assessore Fiore, in un fuori onda, dice che i privati che combattono per essere struttura accreditata nel leccese ed i sindaci che sostengono questa battaglia di territorio sono dei “rompiscatole”. Già, noi siamo e saremo dei rompiscatole. Nella misura in cui più che le scatole stiamo rompendo le uova nel paniere. «Cambia l’aria/ tarantina/ con la legge/ anti-diossina.// Vendola/ la poesia è nei fatti».
Taranto non ha una Pet-Tac pubblica, Lecce nemmeno. Ed il carbone di Cerano del sole e del vento se ne è fatto un baffo. Così come la legge anti-diossina sembra proprio aver provocato una strategia produttiva by night da parte dell’Ilva. La notte, quando i controlli non ci sono. Date uno sguardo su youtube alle immagini notturne. La politica della tela di Penelope sta massacrando il Salento, i nostri terreni, le nostre coste, le nostre economie, le nostre emergenze. Una condizione condivisa da tanti territori che ci fa sperare in un’Italia delle 30 regioni. Regioni che promulghino leggi giuste, serie e conformi alla Costituzione. E non che varino illusioni come quella delle internalizzazioni solo per vincere elezioni.
Almeno in un luogo mi aspettavo di rivedere il Governatore. Negli ospedali che vanno verso i tagli. Tagli simili a quelli che nel 2005 portarono Raffaele Fitto a perdere le elezioni. E Vendola a vincerle. Ma almeno Fitto ci mise la faccia. E allora Presidente non si dispiaccia, al Salento, ghe pensino i Salentini!

Articolo pubblicato su Quotidiano di Lecce 30/03/2011
di Paolo Pagliaro
Presidente
Movimento Regione Salento

Posted by
Categories: Articoli

Nessun commento all'articolo
Lascia un commento